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28 novembre 2014

Il M5S affonda e Beppe Grillo si defila

PostBeppeGrilloIl Movimento 5 Stelle,che trionfò alle politiche del 2013 col 25% dei voti, è in crisi. I cinquestelle negli ultimi 2 anni hanno subito duri colpi: hanno visto calare i voti, 22 parlamentari sono stati espulsi o hanno detto addio. Il M5S doveva cambiare l’Italia, invece la Santa Inquisizione ha fatto rimanere tutto come prima. Non sono state solo le espulsioni ad affondare il Movimento 5 Stelle.

La morte certificata è datata 19 febbraio 2014, quando Beppe Grillo incontrò Matteo Renzi per la consultazione. Il leader del Movimento 5 Stelle aveva l’occasione per distruggere il renzismo prima ancora che prendesse il sopravvento. Bastava dire le stesse cose dichiarate a Massimo Giletti qualche giorno dopo e il nulla renziano sarebbe stato affossato. Invece, il comico genovese fece una sceneggiata degna del miglior Mario Merola. Un errore imperdonabile è stata anche quello di non far apparire in TV i candidati alle elezione Europee della scorsa primavera. A differenza delle Politiche, alle Europee si vota con le preferenze e i risultati si sono visti. Le preferenze avute dalle “pidine” Pina Picierno e Alessandra Moretti fa capire che l’italiano medio vota chi va in TV, non quello che propone.

Oggi(28 novembre), Grillo ha pubblicato un post sul suo blog per comunicare la creazione di un direttorio. “Quando abbiamo intrapreso l’appassionante percorso del Movimento 5 Stelle, ho assunto il ruolo di garante per assicurare il rispetto dei valori fondanti di questa comunità”. Così inizia l’articolo del comico genovese. I 5 prescelti del direttorio sono Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Queste persone si incontreranno con Grillo per esaminare la situazione generale, condividere le decisioni più urgenti e costruire, con l’aiuto di tutti, il futuro del Movimento 5 Stelle. Ma forse è troppo tardi. Il M5S prende decisioni con troppa lentezza. Per esempio, in periferia si potevano prendere una marea di voti per le regionali, invece l’immobilismo sul tema ha lasciato campo libero a Matteo Salvini.

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