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16 febbraio 2015

In Italia la crisi non è per tutti

Una donna con i soldi“Le famiglie italiane hanno visto crescere il loro risparmio con la crisi”. Questo è quello che ha dichiarato Matteo Renzi il 14 gennaio 2015 durante il discorso di chiusura del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea. Il premier gelataio non ha detto una castroneria totale, ma solo parziale: la crisi economica ha colpito solo la parte bassa della scala sociale. Evidentemente questo ceto non “conta” per il fuffatore toscano.

Nel 2008 la ricchezza netta accumulata del 30% più povero degli italiani, poco più di 18 milioni di persone, era pari al doppio del patrimonio complessivo delle dieci famiglie più ricche del Paese. I 18,1 milioni di italiani più poveri in termini patrimoniali avevano, messi insieme, 114 miliardi di euro fra immobili, denaro liquido e risparmi investiti. Le dieci famiglie più ricche invece arrivavano a un totale di 58 miliardi di euro. Dopo cinque anni la situazione è cambiata radicalmente: le dieci famiglie con i maggiori patrimoni detengono nel complesso 98 miliardi di euro. Per loro un balzo in avanti patrimoniale di quasi il 70%, compiuto mentre l’economia italiana balzava all’indietro di circa il 12%. I 18 milioni più poveri sono scesi invece a 96 miliardi di euro.

Sono questi i risultati più sorprendenti di un approfondimento che “La Repubblica” ha svolto sui patrimoni degli italiani durante gli anni della crisi. L’analisi si basa sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia relativi alla ricchezza netta nel Paese e la sua suddivisione fra strati sociali. Ma non è una grande novità, queste cose già si sapevano. Lo scorso giugno, uno studio dell’Ocse rivelò che il 10% più ricco della popolazione italiana detiene il 24,4% del reddito nazionale disponibile. Questi dati fanno capire che l’unico modo per uscire veramente dalla crisi è prendere i soldi da chi ce li ha per darli alla parte bassa della scala sociale. In altre parole, ci vuole una patrimoniale secca per far ripartire il Paese. Il resto è solo fuffa, compreso il Jobs Act di Matteo Renzi.

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