Ricerca personalizzata

Archivio

Followers

3 settembre 2015

La buona scuola risolleverà l’economia italiana?

Una docenteSono partite le assunzioni triennali degli insegnanti previsto dal piano “buona scuola” del governo Renzi. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha dichiarato: “Ad oggi abbiamo assunto 38 mila insegnanti: 29 mila ad agosto e 9 mila stanotte”. Quasi 10 mila in meno delle 47 mila originariamente previste, per carenza di personale specializzato(specie nelle materie scientifiche) o di domande. Tutte cattedre che non saranno riassegnate e andranno a supplenza.

Ci sarà anche un secondo blocco di assunzioni di 55 mila docenti in questo mese, ma entreranno in servizio  solo entro novembre. I 29 mila docenti di agosto appartengono alla “Fase Zero” e “Fase A” e sono stati assunti secondo le vecchie regole di nomina. I 9 mila assunti nella notte tra martedì e mercoledì hanno ricevuto una proposta d’assunzione per la “Fase B”, la prima col meccanismo di mobilità. Gli “aspiranti docenti” hanno conosciuto il proprio destino attraverso una email del Miur. 7 mila su 9 mila saranno costretti a trasferirsi dal Sud al Nord per ottenere il posto fisso. Una sorte di esodo, peccato che una persona su 2 abbia più di 40 anni. Cosa significa? Che la maggior parte di loro sarà costretto a star lontano dal proprio coniuge e dai figli per lavorare. C’è chi da Napoli dovrà spostarsi a Milano e chi dalla Sardegna dovrà trasferirsi a Verona.

I “deportati” non avranno solo il problema della mancanza dei propri cari, dovranno fare i conti con le spese che bisogna affrontare per vivere lontano da casa. Un insegnante percepisce 1.300 euro al mese, metà stipendio andrà via per pagare l’affitto di un appartamento. Per il momento la “buona scuola” di Renzi serve solo per impinguare i conti in banca dei proprietari di casa del Nord Italia. Ma i politici che ne sanno? Loro prendono 20 mila euro al mese, non sanno cosa significa fare sacrifici per sopravvivere. Il 19 agosto 2015 ad “Agorà Estate”, Marcella Raiola, un’insegnante precaria da tredici anni nella provincia di Napoli, ha paragonato la chiamata diretta del preside ad una sorta di “caporalato” rischioso perché non porta certezze di mantenimento del posto. Non l’avesse mai fatto. E’ stata subito attaccata da Mario Lavia, “impiegato” del quotidiano filo renziano “L’Unità”. Il problema non sono i docenti ma i giornalisti.

Mario Lavia attacca l'insegnante precaria

Marcella Raiola, un'insegnante precaria da tredici anni nella provincia di Napoli, è contro il trasferimento coatto. Ad "Agorà" ha paragonato la chiamata diretta del preside ad una sorta di "caporalato" rischioso perché non porta certezze di mantenimento del posto. Non l'avesse mai fatto. E' stata subito attaccata da Mario Lavia, giornalista del quotidiano filo renziano "L'Unità".

Posted by Maxso Magazine on Mercoledì 19 agosto 2015

Nessun commento:
Write commenti

I commenti non inerenti al post, pieni di spam o diffamatori verranno cancellati senza ulteriori avvisi.

Iscriviti alla Newsletter

Ricerca personalizzata