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20 luglio 2016

Il bordo vertiginoso delle cose

Il bordo vertiginoso delle coseIl bordo vertiginoso delle cose” è un libro di Gianrico Carofiglio e pubblicato da BUR. L’autore è nato a Bari nel 1961. Magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato, Pubblico Ministero a Foggia e come Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. È stato eletto senatore per il Partito Democratico nel 2008. “Il bordo vertiginoso delle cose” arriva in libreria nel 2013.

Il titolo del libro apre a diverse interpretazioni. A cosa fa riferimento questo bordo? Ha una collocazione precisa? Cosa c’è oltre? L’immagine del confine richiama quella di una divisione tra due luoghi, due persone, due tempi e la presenza inequivocabile di un “oltre”. La parola vertiginoso richiama, invece, la sensazione di un possibile pericolo legato proprio all’oltrepassare quel confine. Il libro di Carofiglio è un romanzo di formazione alla vita e alla violenza che è anche un racconto sulla passione per le idee e per le parole, un’implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento, una inattesa storia d’amore. Con una scrittura lieve e tagliente, con un ritmo che non lascia tregua, Carofiglio ci guida fra le storie e nella psicologia dei personaggi, indaga le crepe dell’esistenza, evoca, nella banalità del quotidiano, quel senso di straniamento che ci prende quando viaggiamo per terre sconosciute e lontane.

Il libro narra la storia di Enrico Vallesi, uno scrittore non più di successo che torna nel suo paese d’origine e rievoca i ricordi del suo periodo di scuola superiore e del primo amore adolescenziale con Celeste, la supplente di filosofia. “La memoria assomiglia essenzialmente a una biblioteca dove regna il disordine alfabetico”, e proprio così è la memoria del protagonista di questo libro. “Il bordo vertiginoso delle cose” fa riflettere sullo scorrere del tempo e su come, andare alla ricerca del proprio passato possa rivelare situazioni inaspettate. La fine non è una vera e propria conclusione perché lascia tutto in sospeso e ti fa immaginare a come potrebbe continuare la storia. Non mi è piaciuto il finale un po’ improvvisato e alcune lungaggini didascaliche non consentono di valutarlo come un capolavoro. Nella versione economica(foto) mancano intere pagine, ed alcune sono ripetute. Di seguito le due parti mancanti, per chi ha acquistato questa edizione “difettosa”. 

Pagine 163-164

È impazzito, pensi mentre senti l’affanno crescere, i muscoli irrigidirsi, i movimenti diventare faticosi, lenti. Nonostante tutto, in un modo o nell’altro, rilanci il pallone ma questa volta il tiro è sporco e impreciso. Sul terreno non sarebbe un problema, basterebbe un innocuo balzo
laterale. Ma Angelo è in equilibrio su una ringhiera. Ci prova lo stesso, a raggiungere il pallone che viaggia verso il vuoto. La scena diventa più lenta, un rallentatore angoscioso e interminabile che dura fino a quando, davanti ai tuoi occhi inorriditi, Angelo perde l’equilibrio e precipita.    È in quel momento che ti accorgi dei tuoi genitori. Ci sono anche loro su quella terrazza, hanno seguito tutta la scena e adesso ti fissano, muti e tristi. Poi si voltano e vanno verso la ringhiera. Tu allora scappi via, perché non puoi guardare giù, tuo fratello immobile sul marciapiede, e pensi che non hai fatto in tempo. Non hai fatto in tempo. Non hai fatto in tempo.    L’angoscia e il senso di catastrofe irreparabile non passano con il risveglio e si diradano solo quando ti stacchi fisicamente dal letto. Lo sai che è un comportamento infantile e superstizioso ma la prima cosa che fai è prendere il telefono e chiamare tuo fratello. Il cellulare è staccato. Non sarà nulla, ti dici. Angelo a quest’ora è in ospedale, e starà facendo il giro delle visite dei ricoverati. Reprimi a fatica uno sciame di pensieri spiacevoli e gli lasci un messaggio. Ciao, sono io, mi chiami quando hai un minuto?    Poi vai a fare colazione e questa volta la cucina non è deserta e silenziosa. Ci sono due turiste danesi, venute a visitare la terra dell’olio e la regione più cool d’Italia.

Pagine 234-235

Il suo negozio si chiama Bio-Logie. È una specie di piccolo e confortevole supermercato, fatto di legno chiaro, di bottiglie colorate, di saponi, di un settore dove ci sono abiti dalle tinte tenui e rassicuranti, di un altro settore con frutta, verdura e vasetti con piante. C’è una musica di sottofondo e ci metti un po’ a capire che è un arrangiamento jazz della Marcia Turca di Mozart. Cioè tutto fuorché quella che definiresti una musica di sottofondo. Nell’aria aleggia un profumo accogliente.    «Cos’è questo profumo?»    «Ti piace?»    «Molto. Fa venir voglia di rimanere qui dentro.»    «L’idea è questa. È una fragranza che ho creato io, proprio qualche settimana fa. Rosa bulgara, kumquat, yuzu, patchouli e una punta, giusto una punta di gelsomino per tenere in equilibrio gli altri quattro.»    «Yuzu?»    «Yuzu. È una specie di mandarino aspro.»    «Lo vendi? Il profumo, intendo, non il mandarino aspro.»    Lei ride.    «Sì, lo vendo. Ma se ti comporti bene, a te lo regalo. Quanti anni sono che non ci vediamo?»    «Almeno una ventina, direi.»    «Già, una ventina. Non ci posso credere. Va bene, dài un’occhiata in giro. Io sistemo alcune cose e poi sono da te.

Così Stefania scompare nel retro e tu ti guardi intorno. A quanto pare ci sono due dipendenti: una ragazza alta e magra alla cassa e un signore sulla sessantina nella zona della frutta e verdura.

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