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12 dicembre 2016

Oxfam: In Europa quattro paradisi fiscali

Le Bermuda guidano la classifica dei paradisi fiscaliSono quindici i paradisi fiscali societari più aggressivi al mondo secondo il nuovo rapporto “Battaglia fiscale” pubblicato oggi(12 dicembre) da Oxfam. “I paradisi fiscali aiutano le multinazionali a sottrarre risorse alle casse degli Stati generando diseguaglianze”. E’ l’analisi della direttrice di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti.

Nel mondo i primi Paesi per favoritismo fiscale sono le Bermude seguite dalle isole Cayman. Nella classifica dei paradisi fiscali anche 4 Paesi europei: Paesi Bassi(3°), Svizzera(4°), Lussemburgo(7°) e Irlanda(6°), dove Apple paga solo una aliquota pari a 0,005%. Al quinto posto c’è Singapore. Tra i paradisi fiscale anche Curacao, Hong Kong, Cipro, Bahamas, Isola di Jersey, Barbados, Mauritius e Isole Vergini britanniche. I paesi “canaglia” sono tra i principali responsabili a livello globale della dilagante corsa al ribasso sulla tassazione degli utili d’impresa che sottrae miliardi di euro alla lotta alla disuguaglianza e alla povertà. Oxfam valuta 100 miliardi di dollari l’anno sottratti agli Stati più poveri, risorse finanziarie che potrebbero essere investite in sanità, istruzione e creazione di nuovi posti di lavoro.

Il gettito fiscale d’impresa si riduce ovunque nel mondo

I dati relativi agli ultimi decenni dimostrano che la contribuzione fiscale da parte delle grandi imprese sta diminuendo, mentre i governi fanno a gara nel ridurre la tassazione dei redditi societari. Negli ultimi trent’anni i profitti netti dichiarati dalle più grandi imprese mondiali sono più che triplicati in termini reali passando dai 2.000 miliardi di dollari del 1980 ai 7.200 miliardi del 2013. A questo aumento non ha però corrisposto un analogo trend di crescita della contribuzione fiscale, e ciò è in parte riconducibile all’esistenza dei paradisi fiscali. Tra i paesi del G20 l’aliquota sui redditi d’impresa è scesa dal 40% di 25 anni fa a meno del 30% di oggi. L’uso di incentivi fiscali cresce a dismisura, specialmente nei paesi in via di sviluppo, col risultato che il Kenya, per esempio, registra un ammanco erariale di circa 1,1 miliardi di dollari all’anno, quasi il doppio dell’intero budget sanitario nazionale.

Nei Paesi Bassi si stima che un particolare incentivo fiscale, l’“innovation box”, produrrà nel 2016 ben oltre 1,2 miliardi di euro di perdite erariali, una cifra equivalente al 7,6% del gettito fiscale totale da tassazione d’impresa. Quando gli introiti dalle imposte pagate dalle imprese multinazionali si contraggono drasticamente, i governi compensano tali perdite ricorrendo al taglio della spesa pubblica o aumentando le tasse sui consumi come l’IVA, contromisure che in maniera ingiusta danneggiano i più poveri. All’inizio del 2016 Oxfam ha reso noto che appena 62 individui possedevano nel 2015 una ricchezza netta pari a quella della metà più povera della popolazione mondiale(3,6 miliardi di persone). Questa desolata statistica esprime le dimensioni di una crisi, quella della disuguaglianza, che mina la crescita economica e la lotta contro la povertà, destabilizzando le società di ogni parte del mondo.

Secondo quanto riscontrato da Oxfam, nel 2012 le multinazionali USA hanno dichiarato alle Bermuda profitti per 80 miliardi di dollari, ossia più di quanto dichiarato complessivamente in Giappone, Cina, Germania e Francia. Le richieste di Oxfam ai governi per porre fine all’elusione fiscale e alla corsa al ribasso sulla tassazione degli utili d’impresa:

  • abolizione di incentivi fiscali iniqui e improduttivi e definizione di un sistema di tassazione dei redditi d’impresa equo, progressivo e che contribuisca al bene comune;
  • elaborazione di blacklist dei paradisi fiscali basate non solo sui criteri di trasparenza finanziaria e sul grado di cooperazione di un paese in materia fiscale a livello internazionale ma su criteri onnicomprensivi e oggettivi che prendano in considerazione anche pratiche fiscali nocive adottate, inclusa l’aliquota fiscale nulla sui redditi delle imprese non residenti;
  • promozione di misure di maggiore trasparenza fiscale con l’estensione a tutte le grandi multinazionali(a partire da quelle che operano nell’area economica europea) dell’obbligo di rendicontazione pubblica delle attività condotte e delle imposte versate in ciascun paese in cui operano tramite proprie sussidiarie;
  • il potenziamento a livello UE delle norme relative alle società controllate estere(regole CFC) sulla tassazione nei paesi dell’Unione dei redditi delle multinazionali residenti realizzati nei paradisi fiscali.

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