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14 gennaio 2017

Cgia: Sofferenze bancarie a 186,7 miliardi di euro

Sofferenze bancarie a 186,7 miliardi di euroAl 30 settembre 2016 le sofferenze del nostro sistema bancario sono state di 186,7 miliardi di euro lordi. In nessun altro Paese UE la quantità complessiva dei crediti deteriorati è arrivata a tale importo. Lo indica la Cgia di Mestre.

A chi sono riconducibili questi 186,7 miliardi di euro di sofferenze lorde che hanno messo in serie difficoltà le banche italiane e in generale tutta la nostra economia? In relazione a una elaborazione su dati Banca d’Italia, la Cgia segnala che l’80% circa dei finanziamenti per cassa era stato erogato dalle nostre banche al primo 10% degli affidati. Soggetti, questi ultimi, di segmento alto che sicuramente non appartengono alle categorie dei piccoli commercianti, degli artigiani o dei lavoratori autonomi. Per contro, la quota di sofferenze causate dal primo 10% degli affidati è stata pari a poco più dell’81%.

Questa situazione ha provocato una forte contrazione dei prestiti all’economia reale italiana. Non essendo in grado di recuperare una buona parte dei prestiti erogati, le banche hanno chiuso i rubinetti del credito. Solo nell’ultimo anno(novembre 2016 su novembre 2015) gli impieghi alle imprese italiane sono diminuiti di 21,3 miliardi di euro. Analizzando l’ammontare complessivo delle sofferenze bancarie suddivise per classi di grandezza, emerge che dei 186,7 miliardi di crediti deteriorati ben 131,2 sono ascrivibili a prestiti sopra i 500.000 euro che, di norma, vengono erogati a grandi gruppi e a grandi aziende.

Il rapporto della Cgia di Mestre conferma ciò che era emerso con il “caso” della banca Monte dei Paschi di Siena: i ricchi ottengono i prestiti e i contribuenti pagano il loro debito. E’ il comunismo 2.0. Per quanto tempo sarà sostenibile questo sistema marcio? Lo Stato non può sempre intervenire per pagare i debiti dei ricchi, ovvero quelle persone che fra qualche anno potrebbe pontificare come maestri di vita o peggio ancora come Cavalieri del lavoro. Ieri(13 gennaio), l’agenzia canadese Dbrs, quarta nel mondo dopo le americane S&P, Moody’s e Fitch, ha tagliato il rating italiano portandolo da A a BBB. La perdita della “A” per l’Italia rende più difficile per le banche italiane depositare i titoli di Stato a garanzia presso le banche centrali per ottenere in cambio liquidità.

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