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16 febbraio 2017

Il bavaglio al web per contrastare le bufale

Il bavaglio al web per contrastare le bufaleOrmai ci siamo. L’Italia potrebbe diventare l’unico paese in Europa in cui non si potrà scrivere la propria opinione sul web. Ma andiamo con ordine. La scorsa settimana il presidente della Camera Laura Boldrini ha lanciato la petizione #BastaBufale per una corretta informazione sul web. La verità è che quella campagna è servita solo per spianare la strada al disegno di legge che metterà il bavaglio alla rete.

Ieri(15 febbraio) è stato presentato in Senato il DDL “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica” che avrebbe lo scopo di fermare la diffusione delle fake news, ma che invece rischia di mettere in pericolo le fondamenta della nostra democrazia. La prima cosa anomala del DDL è che mette nel “mirino” solo blog e forum, non le testate giornalistiche. Come se Repubblica, Corriere e gli altri giornali non abbiano mai pubblicato bufale. Sappiamo benissimo che non è così(vedi telefonata Sgarbi-Grillo). Ma questo è nulla rispetto a ciò che c’è scritto nell’articolo 1 del DDL.

Chiunque pubblica o diffonde, attraverso piattaforme informatiche destinate alla pubblicazione o diffusione di informazioni presso il pubblico, con mezzi prevalentemente elettronici o comunque telematici, notizie false, esagerate o tendenziose che riguardano dati o fatti manifestamente infondati o falsi, è punito, se il fatto costituisce un più grave reato, con l’ammenda fino a euro 5.000

Chi decide la veridicità di una notizia? Il Ministero della Verità? No. I politicanti vogliono che Facebook, Twitter e Google diventino gli sceriffi del web. Capito? Aziende private che guadagnano con post e tweet sponsorizzati o campagne pubblicitarie. Su Facebook, tanto per fare un esempio, ho notato spesso post sponsorizzati con notizie bufale. Loro dovrebbe controllare le notizie? Ma per favore. Il bello però deve ancora arrivare. Nel caso in cui il DDL dovesse passare, chiunque prima di aprire un qualsiasi blog, sito web privato o forum diretto alla pubblicazione o diffusione di online di informazioni, dovrebbe inviare tramite posta elettronica certificata tutte le informazioni personali(nome e cognome, domicilio e codice fiscale) alla Sezione per la stampa del tribunale. Una domanda sorge spontanea: chi gestisce un blog o un forum potrà usufruire dei contributi pubblici all’editoria?

In Italia siamo capaci solo di complicare le cose senza risolvere i problemi. Per contrastare le bufale basterebbe che Facebook e Twitter chiedessero agli iscritti carda d’identità e codice fiscale per verificarne l’autenticità. Ops. Dimenticavo che così facendo crollerebbe il numero degli iscritti e la quotazione in Borsa. Per la cronaca, la prima firmataria del DDL bavaglio è Adele Gambaro: ex M5S espulsa dal Movimento ed ora passata nel gruppo guidato da Denis Verdini(Ala-Scelta Civica). Ecco cosa succede quando non fai una selezione adeguata tra i candidati. Non è certo la prima volta che vengono evocate norme ad hoc per internet e la blogosfera. Eppure, nonostante le denunce di giuristi e associazioni di settore, i politicanti continuano per la loro strada. Nemmeno in Corea del Nord è arrivata a tanto. Il web deve restare libero, le bufale possono essere contrastate in modo efficace senza censura.

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