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23 febbraio 2017

Inps: Crollano assunzioni stabili nel 2016

Matteo Renzi“#JobsAct diventa legge. L’Italia cambia davvero. Questa è #lavoltabuona. E noi andiamo avanti”. Questo è il tweet di Matteo Renzi del 3 dicembre 2014, il giorno dopo l’approvazione definitivamente della riforma del lavoro che ci ha fatto tornare indietro di qualche secolo. Sono stato da subito contrario al Jobs Act, perché toglie diritti ed estende la precarietà a tutti.

Nel 2016 sono stati stipulati 1,72 milioni di contratti a tempo indeterminato, a fronte di 1,64 milioni di cessazioni di rapporti stabili: il saldo positivo è di circa 82.000 contratti. Si tratta di una flessione del 91% rispetto allo stesso dato 2015, quando il saldo era di 933 mila contratti in più. Sono i dati dell’Inps. I contratti a tempo indeterminato, nel 2016, sono stati 763 mila in meno del 2015(-37,6%), anno in cui si beneficiava dell’abbattimento integrale dei contributi a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. I rapporti di lavoro attivi sono +340 mila sul 2015, grazie alla crescita dei contratti a tempo determinato. Nel 2015 il Jobs Act di Matteo Renzi è costato 18 miliardi di euro, 3 dei quali oltre le stime. Soldi che potevano essere investiti in modo diverso. Il rischio concreto è un’esplosione di licenziamenti a partire del 2018, anno in cui terminano gli sgravi contributivi.

Analizzando le cessazioni per tipologia, i licenziamenti complessivi relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato, pari a 646.000, risultano in modesto aumento rispetto al 2015(624.000). Il tasso di licenziamento per tutto il 2016(5,9%) risulta inferiore rispetto a quello corrispondente del 2015(6,1%). Guardando alla tipologia dei licenziamenti, crescono quelli per giusta causa, passati da 59 a 74 mila. Nel gennaio 2017 si sono stabilizzate le vendite dei voucher: 8,9 milioni contro gli 8,5 milioni di gennaio 2016, con un modesto incremento del 3,9%. La flessione nella crescita dei voucher, sempre più marcata a partire da ottobre 2016, riflette gli effetti del decreto con cui sono stati introdotti obblighi di comunicazione preventiva riguardo all’orario della prestazione lavorativa. A gennaio è diminuito del 46,3% il numero di ore di cassa integrazione: 30,6 milioni contro i 57 del gennaio 2016.

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