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7 marzo 2017

Lo scandalo dei rimborsi UE

Lara ComiIn Italia tutti si lamentano degli sprechi che vengono fatti nei consigli regionali, d’ora in poi dovremmo focalizzare l’attenzione anche sul “carrozzone” Unione Europea. Collaboratori assunti con i soldi di Strasburgo ma impiegati in patria per lavorare al partito. Madri e parenti assunti con fondi pubblici europei. Questo è quello che emerge da un’inchiesta pubblicata dal giornale “La Repubblica”.

Nel mirino dell’Olaf(Ufficio antifrode dell’UE) alcuni europarlamentari che abusano sistematicamente dei soldi UE per portare a termine i loro disegni politici in patria. Il Front National di Marine Le Pen, lo Ukip di Nigel Farage e il partito Diritto e giustizia del polacco Jaroslaw Kaczynsk hanno assunto collaboratori con i soldi di Strasburgo ma li hanno impiegati in patria per lavorare al partito. Ci sono anche casi di eurodeputati italiani che avrebbero riempito le loro tasche senza un disegno di sistema organizzato dalle forze politiche di appartenenza. Laura Comi(Forza Italia) dovrà restituire 126 mila euro perché avrebbe assunto la madre come assistente dal 2009 al 2010.

Daniela Aiuto(M5S), ha chiesto il rimborso per alcune ricerche che in realtà sono state copiate da siti come Wikipedia. Laura Agea(M5S) ha assunto come assistente un imprenditore, sospettato di non avere il tempo di svolgere il lavoro relativo la mandato europeo dalla deputata ma al massimo, nella veste di attivista del Movimento, di seguirla nella politica locale. Chiudono il capitolo italiano il caso di un collaboratore del leghista Mario Borghezio, il viceministro Riccardo Nencini: all’ex europarlamentare, Strasburgo aveva chiesto la restituzione di 455 mila euro. Nencini si è salvato grazie alla prescrizione. Antonio Panzeri, eletto con il Partito Democratico e poi passato al Mdp, ha fatto ricorso alla Corte di giustizia UE contro la richiesta di restituire 83 mila euro.

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