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22 aprile 2017

Morto Scarponi. L’Italia non è un paese per ciclisti?

Michele ScarponiDramma nel ciclismo a pochi giorni dall’inizio del Giro d’Italia. Il ciclista Michele Scarponi è morto in un incidente stradale, mentre si allenava alle porte di Filottrano(Ancona), suo paese natale. Il marchigiano stava affinando la preparazione in vista della 100esiam edizione della corsa rosa.

Scarponi sarebbe stato il capitano della squadra Astana, ma il destino ha deciso diversamente. Il ciclista italiano è stato investito a un incrocio da un furgone, il cui conducente avrebbe omesso di dare la precedenza. Scarponi, nel violento impatto, sarebbe morto sul colpo. “L’Aquila di Filottrano”, come era soprannominato il ciclista, avrebbe compiuto 38 anni a settembre. Lascia moglie e due gemellini. Professionista dal 2002, il ciclista era noto a tutti per le grandi doti di scalatore. Scarponi ha vinto il Giro d’Italia 2011 a tavolino: si era piazzato secondo, ma la successiva squalifica di Alberto Contador l’ha consacrato trionfatore di quella edizione.

Scarponi ha partecipato a undici edizioni del Giro d’Italia vincendo 3 tappe, l’ultima nel 2010. Conta anche quattro partecipazioni al Tour De France e cinque alla Vuelta a España. Appena cinque giorni fa aveva vinto la prima tappa del Tour of the Alps indossando la maglia di leader. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, partecipando al dolore della famiglia e di tutto il mondo del ciclismo, ha invitato tutte le federazioni a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive di questo fine settimana, in ricordo di Michele Scarponi. La morte del marchigiano fa tornare di attualità il problema della sicurezza sulle strade del nostro Paese. Non è la prima volta che si verifica un incidente in cui è coinvolto un ciclista. Tanto per fare un esempio, nel 1995 Marco Pantani fu investito durante la Milano-Torino.

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