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4 luglio 2016

Domanda d’asilo negata al migrante? Il ricorso lo paga il contribuente italiano

85836098L’emergenza migranti è diventata quasi una barzelletta in Italia, anzi forse sarebbe meglio dire che è un business molto redditizio per gli amici dei politici. Dai dati diffusi online dal ministero dell’Interno, alla fine di marzo 2016(ultimo dato disponibile) i migranti distribuiti nelle strutture del Paese risultavano 111.081.

Questi stranieri sono in attesa che venga respinta o sia accettata la domanda d’asilo. E qui nasce un bel problema. Nel caso non venga accettata la richiesta, il migrante può fare ricorso in Tribunale entro 30 giorni. Nulla di male, se non fosse che il costo è a carico del contribuente italiano. L’Italia, infatti, paga agli immigrati l’avvocato. E’ il cosiddetto “patrocinio a spese dello Stato”. Stimarne i costi non è semplice. Ma il conto finale è esorbitante. A decidere la parcella sui processi di immigrazione è di volta in volta il giudice. Alcuni Tribunali però hanno emesso delle linee guida per il patrocinio a spese dello Stato. Il Palazzo di giustizia di Milano, per esempio, prevede una spesa per l’erario di 900 euro per il primo grado, tra gli 800 e i 1.200 euro per l’Appello e 3.018 per la Cassazione.

Il ricorso di un migrante costa in media 2.500 euro al contribuente italiano. Possiamo permetterci questo lusso? Bisogna inoltre considerare i costi dell’accoglienza: i 35 euro a migrante escono dalle casse del governo anche in attesa delle decisioni dei magistrati. L’emergenza migranti sta diventando insostenibile: la spesa nel 2015 è quasi triplicata, rispetto alla media 2011-2013, passando da 1,3 a 3,3 miliardi di euro. Per quest’anno lo Stato italiano dovrebbe sborsare 4 miliardi di euro, ma la cifra è destinata a crescere. Il motivo? Germania e Austria hanno preteso la chiusura della rotta dei Balcani. La Turchia ha ricevuto 3 miliardi di euro dall’UE(300 milioni dall’Italia) per fare il lavoro sporco, ovvero fermare i migranti in qualsiasi modo. Il risultato? E’ tornata nuovamente “affollata” la rotta del Mediterraneo verso l’Italia. Siamo o non siamo dei fessi?

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