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30 novembre 2016

Il senso del dolore

Il senso del doloreIl senso del dolore” è un libro di Maurizio De Giovanni e pubblicato da Einaudi. L’autore è nato a Napoli nel 1958. Nel 2005 partecipa ad un concorso indetto da Porsche Italia riservato a giallisti emergenti presso il Gran Caffè Gambrinus. Inventa quindi un racconto ambientato nella Napoli degli anni ‘30 intitolato “I vivi e i morti”. Il racconto è la base di un romanzo edito da Graus Editore nel 2006, “Le lacrime del pagliaccio”, poi riedito l’anno dopo con il titolo “Il senso del dolore”: ha così inizio la serie di inchieste del commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

La Napoli nell’epoca del fascismo fa da sfondo alle indagini del commissario Ricciardi, uomo che potrebbe sembrare anche più giovane della sua età, se non fosse per gli occhi glaciali che tranquillamente potrebbero avere cent’anni. Il commissario, con le mani in tasca, il bavero del soprabito alzato, la ciocca di capelli in mezzo alla fronte, interpretando il “Fatto” risolve i casi di omicidio. Ricciardi coltiva nel suo animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino “vede i morti” - ma solo chi muore di morte violenta - coglie la loro immagine nell’ultimo momento di vita. Il “Fatto” per Ricciardi è il saper sentire l’ultima frase dei morti, il saper sentire il dolore, il rimpianto, la sofferenza. Per il commissario i moventi dei delitti si racchiudono e si sommano in due parole: “fame” e “amore”.

Nella Napoli della lirica, si compie un efferato omicidio. Il Teatro San Carlo è testimone della morte di Arnaldo Vezzi, il più grande tenore che il mondo abbia conosciuto. Amico del Duce, donnaiolo impenitente odiato dalla maggior parte degli astanti grazia ad un carattere di un’arroganza pari alla sua grandezza, Vezzi, viene ritrovato con la gola tagliata nel suo camerino del teatro prima della rappresentazione de “I Pagliacci”. Il commissario Ricciardi indaga sul caso ed ha la visione di una pagliaccio che piange. Da questo “Fatto” ha inizio tutta l’indagine. Nel libro di De Giovanni più che la vicenda, contano le caratterizzazioni dei personaggi, le descrizioni dei luoghi, gli istinti amorosi, traboccanti, oppure pudici, quasi timorosi. Nella Napoli degli anni ‘30 emerge povertà e benessere in una sorta di dolorosa convivenza, priva tuttavia di quell’odio feroce al quale la cronaca contemporanea ci ha abituato.

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