Carrello della spesa più caro dell’inflazione
Negli ultimi cinque anni i prezzi del cosiddetto carrello della spesa sono cresciuti molto più dell’inflazione generale. Secondo i dati Istat, il divario è di circa sette punti percentuali, con un aumento del +24% per i beni alimentari e di largo consumo, a fronte di un +1,7% dell’indice generale dei prezzi al consumo. Un’anomalia che pesa in modo diretto sui bilanci delle famiglie italiane e che ha spinto l’Antitrust ad avviare un’indagine per verificare eventuali distorsioni del mercato.
Cos’è il carrello della spesa e perché conta di più
Il carrello della spesa include beni di prima necessità come alimentari, prodotti per la casa e per la cura della persona. Si tratta di spese incomprimibili, che incidono in modo maggiore sui redditi medio-bassi. Proprio per questo, anche aumenti apparentemente contenuti hanno un impatto sociale molto più rilevante rispetto alla crescita media dell’inflazione.
Negli ultimi anni, mentre l’indice generale dei prezzi ha mostrato una dinamica relativamente moderata, i prezzi dei beni essenziali hanno continuato a salire a ritmi sostenuti, ampliando il divario percepito dai consumatori.
I dati Istat: dicembre 2025 e bilancio annuale
A dicembre 2025, l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello +0,2% rispetto a novembre e un +0,2% su base annua, rispetto a dicembre 2024. Si tratta di un forte rallentamento rispetto al +1,1% registrato il mese precedente, segnale di una fase di raffreddamento dell’inflazione complessiva.
Guardando all’intero anno, nel 2025 i prezzi al consumo crescono in media del +1,5%, in accelerazione rispetto al +1% del 2024. Questo dato medio nasconde andamenti molto differenti tra le varie componenti del paniere.
Alimentari ed energetici: le vere spinte ai rincari
Tra i principali responsabili della crescita del carrello della spesa ci sono i beni alimentari e i prodotti energetici. Questi ultimi registrano un aumento del +34,1%, incidendo sia direttamente sulle bollette sia indirettamente sui costi di produzione e distribuzione dei beni di consumo.
L’aumento dei costi energetici si riflette lungo tutta la filiera: trasporti, conservazione, trasformazione industriale e distribuzione finale. Il risultato è un incremento dei prezzi sugli scaffali che spesso supera quello giustificato dai costi iniziali, alimentando il sospetto di comportamenti opportunistici.
L’indagine dell’Antitrust sui prezzi
Proprio alla luce di questo divario, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha avviato un’indagine per verificare se esistano pratiche anticoncorrenziali, come accordi sui prezzi o margini eccessivi lungo la filiera.
L’obiettivo è capire se gli aumenti del carrello della spesa siano dovuti esclusivamente a fattori macroeconomici – come energia e materie prime – o se vi siano distorsioni che penalizzano i consumatori. L’esito dell’indagine potrebbe portare a sanzioni o a misure correttive per aumentare la trasparenza dei prezzi.
Impatto sulle famiglie e prospettive future
L’aumento del carrello della spesa colpisce soprattutto le famiglie con redditi fissi, pensionati e lavoratori dipendenti, erodendo il potere d’acquisto anche in una fase di inflazione ufficialmente contenuta. La percezione diffusa è che il costo della vita continui a salire più dei salari.
Per il 2026, le prospettive dipenderanno dall’andamento dei prezzi energetici, dalla politica monetaria e dagli eventuali interventi regolatori. Un maggiore controllo sulla filiera e una concorrenza più efficace potrebbero contribuire a ridurre il divario tra inflazione reale percepita e inflazione statistica.
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