Report parla della concorrenza sleale

inchiestaNella puntata di “Report” del 18 dicembre 2011 è stata trasmessa un'inchiesta sulla piaga della concorrenza sleale e del lavoro nero nel nostro territorio. L’inviata Sabrina Giannini ha intervistato Pasquale Natuzzi, fondatore del gruppo Gruppo Natuzzi, azienda quotata alla borsa di New York, leader nel settore del mobile imbottito. Natuzzi sottolinea l’importanza del rispetto delle regole e denuncia la concorrenza sleale.

La concorrenza sleale nel settore del mobile imbottito comincia a Forlì agli inizi del duemila quando sul territorio arrivano le imprese gestite dai cinesi che offrono il lavoro di cucito e assemblaggio a prezzi fuori mercato. Le aziende italiane vanno in crisi perché non riescono più a competere a quei prezzi. Dall’indagini effettuate dalle forze dell’ordine emerge che i cinesi riescono a proporsi a prezzi dimezzati perché sfruttano i propri connazionali, talvolta clandestini, costringendoli a lavorare in nero e a cottimo e segregandoli nei dormitori attigui ai capannoni. Questo nuovo “tipo” di produzione va a vantaggio dei grandi poltronifici e delle grandi marche che aumentano così i margini di guadagno, penalizzando però gli artigiani che non scendono a compromessi.

Negli ultimi otto anni i controlli sono stati occasionali e la comunità cinese di Matera si è allargata a macchia d’olio nei vari settori industriali. Quando lo scorso dicembre è stata fatta un’indagine massiccia dall’ispettorato del lavoro sono emerse le reali proporzioni del fenomeno. Su 180 lavoratori, 165 erano cinesi, quasi tutti in posizioni irregolari. Undici erano in nero. È stata accertata un’evasione contributiva, assicurativa, previdenziale e il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza. Su 22 aziende, ispezionate, 19 avevano rappresentanti legali cinesi. Tra queste, anche le due che realizzavano i divani per Chateaux d’Ax, e che continuano a farlo.

La produzione Natuzzi è interamente realizzata all’interno delle sue fabbriche. L’azienda ha 3.200 dipendenti in Italia e altre fabbriche dipendenti nel resto del mondo. Alla Natuzzi lavorano artigiani qualificati con contratti regolari. L’imprenditore dice “La concorrenza non ha produzione interna, ma affida a terzi le lavorazioni e quindi loro non sono responsabili se non quello di utilizzare dei terzisti
che non rispettano le regole. C’è una corresponsabilità in questo, se io so di acquistare un prodotto, di dare lavoro ad un’impresa che non rispetta la legalità, io sono corresponsabile. Come possono i nostri concorrenti promuovere e vendere prodotti a prezzi che noi non riusciamo neanche a coprire i costi dei materiali, è assurdo, è impossibile. C’è qualche cosa di strano che il nostro presidente ci deve spiegare”.

Natuzzi spiega che la concorrenza sleale fa perdere quote di mercato a chi rispetta le regole. Questo “fenomeno” determina la riduzione dei posti di lavoro legali e cassa integrazione. A pagare, ancora una volta, sono i lavoratori onesti e i contribuenti. La conclusione è che il lavoro nero è doppiamente dannoso. Chi produce direttamente ha costi d’impresa molto alti, subisce la concorrenza sleale, poi c’è la crisi e mette in cassintegrazione, che paghiamo noi. Chi non produce direttamente, ma si avvale di filiere più snelle, ha margini più elevati, ma queste filiere applicano prezzi bassi perché fanno il nero, quindi non pagano le tasse e alla fine sempre noi paghiamo.

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