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23 maggio 2014

Esa 2010 salverà l’Italia dal Fiscal Compact?

L’asso nella manica di Matteo Renzi si chiama Esa 2010Ieri(22 maggio) l’Eurostat ha annunciato delle novità sul sistema di contabilità pubblica utilizzato dai Paesi membri dell’Unione Europea per preparare i bilanci nazionali. Nel PIL finiscono anche attività illegali come traffico di stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando di sigarette e alcol.

Il nuovo sistema di contabilità pubblica si chiama Esa 2010 ed entrerà in vigore a partire dal prossimo settembre. La revisione prevede, tra l’altro, che le spese per la ricerca e quelle militari siano classificate tra gli investimenti. L’Istat ha reso noto che il nuovo sistema farà lievitare il PIL italiano tra l’1% e il 2%. E’ una cosa positiva? No. Esa 2010 renderà il PIL una cosa virtuale rispetto all’economia reale. Il sistema attuale è già poco credibile perché crescita del PIL non si traduce sempre in aumento dell’occupazione, figuriamoci cosa accadrà con Esa 2010. Alla fine il nuovo sistema di contabilità servirà solo per rendere meno dolorosa la “supposta” del Fiscal Compact. Il motivo?

La crescita virtuale ridurrà il rapporto tra debito e PIL con conseguente calo della cifra da versare per rientrare nei parametri. Uno studio pubblicato qualche mese fa su “Strade” rivela che per rientrare nelle regole del Fiscal Compact bisognerebbe ridurre il debito di circa 27 miliardi nel 2015. Per non pagare basterebbe una crescita del PIL nominale(PIL più l’inflazione) del 2,5-3%. Obiettivo non irraggiungibile con il nuovo sistema Esa 2010. Considerando che un punto di PIL vale 16 miliardi di euro, una crescita del 2%(l’ipotesi migliore dell’Istat) ci farebbe pagare una cifra variabile tra gli 8 e i 16 miliardi di euro. La “supposta” Fiscal Compact calerebbe ulteriormente con un aumento dell’inflazione.

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