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30 settembre 2014

TFR in busta paga, l’ultima follia di Matteo Renzi

Matteo RenziIl trattamento di fine rapporto(TFR) è una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuata da parte del datore di lavoro. In Italia viene chiamato anche liquidazione o buonuscita. In molti casi il TFR rappresenta un salvagente in caso di licenziamento o quando si va in pensione. Il Partito Democratico di Matteo Renzi vuole abolire il TFR per far ripartire i consumi in Italia. In che modo? Mettendo in busta paga ogni mese il trattamento di fine rapporto.

Il progetto è allo studio in vista della legge di stabilità e la conferma arriva direttamente dal premier Renzi durante la direzione del PD. L’idea folle trasformerebbe il TFR in TMM, ovvero trattamento di mancia mensile. Infatti, ogni mese ci sarebbero 55 euro in più in busta paga per chi guadagna 1.500 euro lordi al mese. Il “regalo” potrebbe diventare una vera e propria fregatura: i soldi in più potrebbero far sforare la fatidica soglia per ricevere il bonus IRPEF(i famosi 80 euro). Ma non finisce qui. Oggi il TFR ha una tassazione separata, se lo metti  in busta paga lo riporti ad una tassazione maggiore. Ma la fregatura più grossa arriverebbe quando un lavoratore viene licenziato o va in pensione. Il motivo? Non ci sarebbe più il salvagente e il poveraccio non riuscirebbe a comprare nemmeno il latte quotidiano.

Alberto Brambilla sostiene che “dare i soldi subito vuol dire smettere di guardare al futuro”. Ma anche le imprese sono contrarie alla proposta folle di Renzi. Giorgio Merletti, presidente di Rete Imprese, ha dichiarato: “Se l’intenzione è far chiudere decine di migliaia di piccole aziende che stanno resistendo stremate alla crisi siamo di fronte alla misura perfetta. Per i lavoratori il TFR è salario differito, per le imprese un debito a lunga scadenza. Non si possono chiamare le imprese ad indebitarsi per sostenere i consumi dei propri dipendenti. Peraltro, il trasferimento di tutto il TFR, o di una parte di esso, nelle buste paga significa azzerare la possibilità, per moltissimi lavoratori, di costruire una previdenza integrativa dignitosa”.

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