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4 novembre 2014

La deriva dell’informazione online in Italia

Fiat 500 distrutta a LissoneFashion blogger, Facebook e stampa. Cosa hanno in comune queste tre cose? Hanno contribuito alla morte dell’informazione di qualità online in Italia. Le fashion blogger(da me ribattezzate “le Maria De Filippi del web”) basano tutto sulle foto, questo ha causato una disaffezione degli internauti verso la lettura online. Ma la vera mazzata è arrivata con Facebook.

Il social network di Mark Zuckerberg ha acquisito sempre più utenti con il passar degli anni e ha sfruttato questo predominio per monetizzare in modo facile. Le continue modifiche all’algoritmo hanno tolto visibilità a chi non ha soldi da investire e favorito le notizie frivole e idiote. Il vero problema è che la maggior parte delle persone aspetta che le notizie arrivino su Facebook, non le cerca più come qualche anno fa. Queste due cose fanno capire che il social network di Zuckerberg ha un potere enorme: il predominio delle news online. Cosa ha fatto la stampa per adeguarsi alle politiche di Facebook? Ha messo da parte la qualità per puntare tutto su notizie virali. Il motivo? Questo tipo di notizie portano più click e quindi generano più soldi dalle pubblicità.

Oggi(4 novembre), ha fatto il giro di Facebook la “notizia” di un Fiat 500 presa a picconate dal suo proprietario a Lissone(Monza e Brianza). Il primo giornale a puntare tutto su questa idiozia è stata la pagina di “La Repubblica”(foto). Poco dopo la “news” è apparsa anche sulle pagine di “Ansa”, “Il Mattino”, “Huffington Post” e altri media. La pubblica uno, la pubblicano tutti. Così funziona su Facebook per le notizie virali e in molti casi sono dei copia e incolla. Tutto colpa della stampa online? No. I maggiori responsabili sono gli utenti di Facebook con basso livello culturale che condividono solo cazzate e bufale. Quando capirete che siete solo un target per monetizzare? “Voi che siete una nuova generazione, guardate ai fatti, leggete, informatevi, non prendete per garantito niente, non credete a niente di quel che vi viene raccontato”. Questo è quello che diceva Tiziano Terzani nel 2002.

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