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23 gennaio 2016

La falsa storia dei posti di lavori Apple a Napoli

Matteo Renzi e Vincenzo De LucaApple ha comunicato che aprirà a Napoli una bella realtà di innovazione con circa 600 persone, una sperimentazione veramente intrigante. E’ ufficiale”. Questo è quello che ha dichiarato il premier Matteo Renzi sul “presunto” investimento della casa di Cupertino nel capoluogo campano.

Come prevedibile, la notizia è stata diffusa su tutti i canali mediatici dai renziani, compresi quelli dell’ultima ora come Vincenzo De Luca. Il governatore della Campania ha dichiarato: “Si tratta di una grande opportunità per la città, di un investimento significativo, in un tipo d’industria avanzata che potrà portare a Napoli 600 posti di lavoro”. Peggio ha fatto la “mitica” Pina Picierno. L’europarlamentare del Parito Democratico ha pubblicato una slide su Facebook accompagnata da un post da libro cuore.

La notizia degli investimenti Apple a Napoli è l'ultima di una serie positiva che riguarda la nostra regione, tornata...

Posted by Pina Picierno on Venerdì 22 gennaio 2016

Come stanno veramente le cose? Davvero Apple creerà 600 posti di lavoro a Napoli? Basta leggere il comunicato ufficiale diffuso dalla casa di Cupertino per scoprire la verità. In nessuna parte della lunga nota si parla dei posti di lavoro. Apple fornirà agli studenti competenze pratiche e formazione sullo sviluppo di applicazioni per iOS, cioè il sistema operativo per dispositivi mobili dell’azienda californiana. Cosa significa? Che non verrà creato nessun centro di sviluppo Apple. La casa di Cupertino, infatti, si appoggerà a un partner(si parla dell’Università degli Studi di Napoli Federico II) per formare gli studenti.

Poche righe per spiegare l’ennesima propaganda fatta da Renzi e i suoi seguaci. L’unica cosa certa è che Apple doveva al fisco italiano qualcosa come 880 milioni di euro di mancati pagamenti Ires. Lo scorso 30 novembre si è accordata con l’Agenzia delle Entrate per pagarne solamente 318. L’Italia è l’unico Paese europeo che ha accettato un concordato fiscale con la multinazionale americana, abbandonando ogni pretesa nei suoi confronti. Il dubbio è che Apple abbia concesso questo “contentino” all’Italia per aver messo una pietra sopra alle furbate fiscali. Tra l’altro la scelta di Napoli non è casuale. Tutti sanno che gli studenti-programmatori napoletani sono considerati i cinesi d’Europa.

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