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23 marzo 2017

Procure indagano sui salvataggi dei migranti in mare

MigrantiPerché andare a prendere i migranti a poche miglia dalla costa della Libia per portarli in Italia? Questa è la domanda diventata virale sui social e insabbiata dai media tradizionali. Tutto è iniziato con un video pubblicato su Facebook e Youtube dallo studente Luca Donadel.

Utilizzando il sistema informatico “Marine Traffic”, Donadel ha tracciato gli spostamenti delle circa 14 navi umanitarie che pattugliano il Mediterraneo, dimostrando che vanno a recuperare i migranti a poche miglia dalla costa libica e fanno la spola con la Sicilia. Le immagini parlano chiaro: le operazioni di salvataggio avvengono sempre nello stesso punto. Nel 2016 in Italia c’è stato il record di sbarchi, con ben 181.436 migranti arrivati sulle nostre coste. Il primato potrebbe essere battuto già quest’anno, visto che nel primo trimestre 2017 c’è una crescita di sbarchi del 31,88% rispetto allo stesso periodo del 2016. Il boom di migranti nel nostro Paese non è casuale. Tutto inizia nel marzo 2016, quando è entrato in vigore l’accordo tra Unione Europea e Turchia.

L’UE ha regalato 3 miliardi di euro(300 milioni sono dell’Italia) a Erdoğan per “chiudere” la rotta dei Balcani e fare il lavoro sporco al posto nostro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la rotta del Mediterraneo è tornata di moda e l’Italia non riesce più a gestire l’ondata migratoria. Il record di partenze è dovuto anche al numero di navi umanitarie presenti nel Mediterraneo: nel 2016 erano 14, mentre a fine 2015 erano solo 3. A settembre l’agenzia Frontex dell’Unione Europea accusò le Organizzazioni Non Governative di essere “colluse” con gli scafisti. L’addebito suonava più o meno così: i trafficanti prima di mettere in mare le imbarcazioni forniscono ai migranti l’esatta posizione delle navi delle missioni(Aquarius, Golfo Azzurro e altre), così da assicurare un rapido ripescaggio.

Questo consente alle organizzazioni criminali di far partire barche e gommoni carichi di uomini, donne e bambini anche con il mare alto, nella consapevolezza che dopo un tratto relativamente breve ci sono le navi delle Ong pronte ad accoglierli. Ewa Moncure, portavoce d Frontex ha dichiarato: “La situazione si fa sempre più drammatica, il numero medio di persone trasportate su singoli gommoni dalla Libia è passato da 90 a 160 tra il 2015 e il 2016”. Il dato interessante è che gli interventi privati aumentano mentre calano le richieste di aiuti alle Capitanerie. Per questo motivo alcune Procure stanno indagando sui salvataggi in mare in acque libiche alla ricerca di eventuali connessioni tra gli equipaggi e i trafficanti di uomini che lavorano in Libia. Gli investigatori hanno già raccolto qualche indizio su possibili complicità tra chi fa partire i migranti e chi li raccoglie. I migranti sono solo un business.

Chi finanza le Ong?

Il procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro, ha raccontato che il Paese europeo che ha il maggior numero di Ong impegnate nei soccorsi in mare di migranti è la Germania, cui fanno capo cinque organizzazioni con sei navi, tra cui le due di Sos Mediterranee. “Ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi elevati, quali siano le fonti di finanziamento, anche se non sarà facile”, questo è quello che ha detto Zuccaro al giornale “Il Fatto Quotidiano”.

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