La deregulation non ha creato posti di lavoro ma ha ridotto in schiavitù chi già lavora
Il 22 marzo 2012 la Camera ha approvato il DL Liberalizzazioni. Nel testo c’è la “deregulation” ovvero la possibilità per gli esercizi commerciali di restare aperti 7 giorni su 7, 24 ore su 24.
All’epoca, i tecnici spiegarono che in questo modo si sarebbero creati dei posti di lavoro. Com’è andata a finire? Le aziende non hanno assunto nessuno. In compenso hanno ridotto in schiavitù chi già lavora. In che modo? Facendoli lavorare di più. Un po’ quello che vorrebbe il sottosegretario Gianfranco Polillo. Ieri(7 ottobre), le commesse(e i commessi) sono in scesi in piazza per manifestare contro il lavoro di domenica. Insieme a loro mariti, mogli, figli e amici: “Con le persone che siamo costretti a trascurare lavorando di domenica”. La manifestazione è partita sui social network con lo slogan “OccupySunday”. I manifestanti si lamentano di non avere un giorno di riposo per due settimane di fila. E’ questo il mondo che vogliamo? Una vita fatta solo di lavoro?
Lucia Grasso, dipendente di un centro commerciale a Modena, ha dichiarato “La manodopera in negozi e ipermercati non è aumentata. Così siamo costrette a lavorare sempre più spesso anche nei festivi. A volte ci capita di non avere un giorno di riposo per due settimane di fila, trovando poi in busta paga appena 15 euro in più”. Dopo la deregulation, la domenica è diventata un giorno di lavoro come un altro e, in molti casi, le maggiorazioni in busta paga si sono ridotte drasticamente. La speranza delle commesse ora è rivolta alla Consulta, che il prossimo novembre dovrà decidere se accogliere il ricorso presentato da Veneto, Piemonte, Lombardia e Lazio contro la deregulation delle aperture. A questo punto una domanda sorge spontanea: Chi sostiene il modello lavorativo cinese? Uno è Matteo Renzi. Nel 2011 l’aspirante premier del centrosinistra(o centrodestra?) ha dato la possibilità ai negozianti del centro di Firenze di restare aperti nel giorno della festa del lavoro. Capito? Questo non è il nuovo che avanza, ma il vecchio che si è fatto la plastica.
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