La frana a Niscemi continua ad avanzare

Frana a Niscemi: cause geologiche, rischi, storia del dissesto e impatto su abitazioni e territorio.

La frana a NiscemiLa situazione a Niscemi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, continua a destare forte preoccupazione. La vasta frana che da giorni interessa il versante occidentale della città non accenna a fermarsi e sta ridisegnando in modo drammatico il profilo dell’altopiano. Con un fronte di circa quattro chilometri e oltre 1.500 persone costrette a lasciare le proprie abitazioni, l’evento rappresenta uno dei più gravi dissesti geomorfologici recenti in Sicilia.

Un fenomeno in evoluzione continua

Secondo la Protezione civile, l’intera collina sta lentamente scivolando verso la piana di Gela. Le abitazioni più vicine alla scarpata sono state inglobate nella zona rossa, oggi estesa a 150 metri dal ciglio della frana. L’area è off limits anche per i soccorritori: prima di intervenire sarà necessario attendere il completo deflusso delle acque, elemento che sta alimentando il movimento del terreno.

Il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ha anticipato che molti sfollati non potranno rientrare nelle loro case. È già in corso un censimento per definire un piano di delocalizzazione definitiva.

Un precedente che pesa: il 1997

La comunità di Niscemi conosce bene questo tipo di fenomeni. Il 12 ottobre 1997, negli stessi quartieri oggi colpiti — Sante Croci, Pirillo e Canalicchio — una frana simile provocò un boato avvertito in tutta la città. All’epoca furono demolite 48 abitazioni e la storica chiesa settecentesca di Sante Croci.

Lo stato di emergenza rimase in vigore per anni, fino al 2007. Le cronache locali riportano episodi analoghi anche nel 1790, segno di una fragilità strutturale del territorio.

Le cause geologiche del dissesto

Gli esperti concordano su un punto: la conformazione geologica dell’area rende Niscemi estremamente vulnerabile. L’abitato poggia su sabbie permeabili sovrastanti strati di argille e marne impermeabili. Le acque meteoriche penetrano facilmente negli strati sabbiosi, ma restano intrappolate dalle argille, creando condizioni di instabilità.

La frana attuale presenta inoltre un’evoluzione retrogressiva, cioè avanza verso il centro abitato. La parete, oggi inclinata di circa 85°, supera di gran lunga l’angolo di resistenza tipico dei terreni sabbiosi (circa 35°). Per questo, spiegano i geologi, il movimento è destinato a proseguire finché non si raggiungerà un nuovo equilibrio.

Un territorio già classificato ad alto rischio

Le mappe della Protezione civile regionale, aggiornate quattro anni fa, indicano Niscemi come area a rischio molto elevato di dissesto geomorfologico. Già nel 2019 erano stati segnalati movimenti del terreno lungo le stesse strade oggi interrotte, come la provinciale 12.

Gli esperti sottolineano anche il ruolo del “disordine idraulico”: le acque di scorrimento urbano, non adeguatamente convogliate, incidono profondamente il versante, aumentando la propensione al cedimento.

Prospettive e interventi necessari

Quando l’area sarà nuovamente accessibile, verrà effettuata una verifica sugli edifici, compresi eventuali abusi edilizi. Molti immobili risalgono a prima del 1977, quando non era ancora in vigore un regime di concessioni edilizie.

La priorità, secondo i tecnici, è avviare un monitoraggio costante e pianificare interventi strutturali che il territorio attende da decenni. La frana del 1997 aveva già mostrato la vulnerabilità dell’area, ma le opere di consolidamento non sono mai state realizzate in modo sistematico.

Una comunità sospesa

Niscemi vive oggi una condizione di incertezza e paura. Le immagini delle case in bilico sul precipizio sono diventate il simbolo di un territorio che chiede attenzione e interventi concreti. La frana non è solo un evento naturale: è il risultato di una fragilità geologica aggravata da anni di mancata gestione del rischio.

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