Tassa sui pacchi extra‑UE dal 1 luglio 2026
Termina l’esenzione doganale per i beni inferiori a 150 euro provenienti da paesi extra-UE. Dal 1° luglio 2026 entrerà in vigore una nuova tassa sui pacchi provenienti da Paesi extra‑UE, una misura che avrà un impatto diretto sugli acquisti effettuati su piattaforme come Temu, Shein, AliExpress e altri marketplace asiatici. L’obiettivo dichiarato dell’Unione Europea è contrastare la concorrenza sleale, la sottovalutazione doganale e recuperare gettito fiscale.
Il nuovo assetto normativo è il risultato di due percorsi paralleli che convergono nella stessa data, con il rischio concreto di generare una doppia tassazione fisso sullo stesso oggetto. Dal 1° luglio 2026 per ogni pacco proveniente da Paesi extra-UE si pagheranno:
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Dazio Europeo: 3 euro fissi su ogni articolo.
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Tassa Italiana: 2 euro fissi su ogni pacco (scadenza del rinvio tecnico del MEF).
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Impatto: Se confermate entrambe, ogni pacco subirà un costo fisso di partenza minimo di 5 euro + IVA al 22%.
Per i consumatori privati, il dazio transitorio europeo di 3 euro (attivo fino al 1° luglio 2028) non si applica sulla spedizione complessiva, ma su ogni singolo articolo contenuto nel pacco. Per esempio, 3 oggetti da 5 € nello stesso pacco generano 9 € di dazio.
Per le imprese titolari di Partita IVA scompare la tariffa fissa di 3 euro. Il dazio viene calcolato in modo analitico, applicando l’aliquota percentuale specifica della voce doganale.
Controlli doganali e contrasto all’elusione
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli intensificherà le verifiche fisiche e documentali per:
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Identificare le false dichiarazioni sul valore reale dei micro-pacchi.
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Azzerare le triangolazioni logistiche: Fino ad oggi la tassa italiana da 2 € veniva elusa sdoganando i pacchi in altri paesi UE più permissivi e introducendoli in Italia via gomma come merci comunitarie.
Allarme del settore logistico
Confcommercio e Confetra segnalano il rischio di una paralisi operativa nei magazzini doganali a causa della burocrazia necessaria a riscuotere micro-importi su milioni di colli. Esiste inoltre il rischio di delocalizzazione dei flussi merci a danno degli scali aeroportuali italiani.
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