Recensione Call of Duty: Black Ops Cold War
Call of Duty: Black Ops Cold War segna un vero e proprio ritorno alle origini per la celebre sotto-serie firmata Treyarch e Raven Software. Sviluppato in un periodo di transizione generazionale (tra PS4/Xbox One e PS5/Xbox Series X|S) e in tempi di produzione non semplicissimi, il gioco riesce comunque a regalare un’esperienza solida, divertente e ricca di contenuti. Da settembre 2026 il videogioco è disponibile su Gamepass PC.
Il vero fiore all’occhiello dell’offerta single-player è la modalità storia, curata principalmente da Raven Software. Ambientata nei primi anni ‘80, nel pieno della tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, la trama mette il giocatore nei panni di Bell, un agente reclutato da una task force guidata dal carismatico e ambiguo Russell Adler per fermare un misterioso agente sovietico di nome Perseo.
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Le novità: Per la prima volta nella serie, è possibile personalizzare il profilo del proprio personaggio (aggiungendo tratti psicologici che offrono piccoli bonus passivi) e prendere decisioni che influenzano l’andamento della storia fino a portare a finali multipli.
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Gameplay vario: Oltre alle classiche sparatorie frenetiche alla Call of Duty, sono state introdotte missioni con fasi stealth, infiltrazioni (come la memorabile missione nella sede del KGB a Mosca) ed enigmi opzionali da decifrare sulla mappa delle operazioni.
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Il limite: La campagna è straordinariamente ritmata e avvincente, ma risulta piuttosto breve (si completa in circa 4-5 ore).
Visivamente il titolo fa un buon uso del Ray Tracing e dei 120Hz sulle console di nuova generazione e PC, restituendo un’ottima resa delle illuminazioni e dei volti dei personaggi. La colonna sonora anni ‘80 e gli effetti audio delle armi mantengono altissimo il livello di immersione.
Call of Duty: Black Ops Cold War è consigliato per chi cerca uno sparatutto cinematografico ambientato nella Guerra Fredda, agli appassionati della saga Black Ops e a chiunque voglia passare ore di divertimento.
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