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12 agosto 2014

Perché i vu cumprà sono un problema e i clandestini no?

Venditore ambulanteTorna nuovamente di moda il termine “vu cumprà”. Tutto merito(si fa per dire) di Angelino Alfano che ha così definito i venditori ambulanti delle spiagge in occasione della presentazione della campagna contro l’abusivismo commerciale, denominata appunto “Spiagge sicure”.

Il ministro dell’Interno ha dichiarato: “Lo stato scende in campo. Ho firmato una direttiva per rafforzare i controlli sulle spiagge contro l’abusivismo commerciale, i vu cumprà e le merci contraffatte”. Alfano ha aggiunto: “Con l’operazione ‘Spiagge sicure’, i turisti potranno trascorrere le loro giornate in spiaggia, senza la processione di persone dedite al commercio abusivo di prodotti di provenienza illegale. I fenomeni dell’abusivismo e della contraffazione rappresentano un forte elemento di turbativa all’economia legale”. Ora i vu cumprà sono diventati il problema degli italiani.

Ma che senso ha liberare le spiagge dai venditori ambulanti se poi dal Mediterraneo arrivano centinaia di clandestini ogni giorno? Almeno i venditori ambulanti i soldi se li sudano senza pesare sul contribuente, mentre ogni clandestino costa in media 45 euro al giorno. Allora perché i primi sono un problema e gli altri no? Risposta facile. La gestione dei clandestini porta soldi nelle tasche degli amici degli amici. Ipocrisia tutta italiana. Ma come vivono i venditori ambulanti? Nel 2010, in una spiaggia a Vieste parlai con un ragazzo del Bangladesh che vendeva braccialetti di cuoio. Mi spiegò che, oltre al venditore ambulante, lavorava anche in una pizzeria la sera. Ogni mese inviava una parte del suo guadagno alla sua famiglia in Bangladesh.

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