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17 novembre 2014

Giappone torna in recessione, ma rischia meno dell’Italia

GiapponeIl Giappone torna in recessione con la seconda contrazione di fila del PIL. A luglio-settembre, sfumato il rimbalzo, il calo è dello 0,4% congiunturale(dopo il -1,9% dei tre mesi precedenti) e dell’1,6% su base annua(-7,1%). Per il premier Shinzo Abe è un duro colpo, visto che dovrebbe annunciare lo scioglimento della Camera Bassa e indire elezioni politiche generali anticipate, oltre a promuovere il rinvio del rialzo dell’IVA al 10% che, senza interventi, sarà operativo da ottobre 2015.

Forte calo in chiusura per la Borsa di Tokyo: l’indice Nikkei dei 225 titoli guida ha lasciato sul terreno 517,03 punti, pari a -2,96%, ed è sceso a quota 16.973,80. Yen in calo sul dollaro a 116,27. Pochi giorni fa la Banca Centrale Giapponese(BoJ) ha aumentato ulteriormente la campagna di quantitative easing(QE) che sta portando avanti da circa due anni: dai 60-70 miliardi di oggi a 80 miliardi di yen l’anno. L’obiettivo è quello di riportare l’inflazione almeno al 2% e rilanciare la crescita. Dall’inizio del 2013 il 70% dei nuovi titoli di stato emessi dal governo giapponese sono stati acquistati dalla Banca Centrale Giapponese. Il risultato è che il 20% circa del debito pubblico giapponese è oggi in mano alla BoJ. Le politiche monetarie espansive non provocano iperinflazione come sostengono alcuni fan dell’euro e della Banca Centrale Europea. Il debito pubblico del Giappone è il più alto al mondo rispetto al PIL, quasi doppio rispetto a quello italiano. Ma non sono i giapponesi a rischiare il default.

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