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31 marzo 2015

Gli autisti di Uber pagano le tasse?

UberDopo alcuni mesi si torna a parlare di Uber, l’app che permette di prenotare un’auto con conducente(NCC) via smartphone, utilizzando la localizzazione e pagando con carta di credito. Uber è nata a San Francisco nel 2009 e si è diffusa rapidamente in molte grandi città. In Italia le tariffe UberPop sono molto più basse rispetto al servizio taxi. Per questo motivo i tassisti hanno dichiarato guerra alla multinazionale di San Francisco.

Ieri(30 marzo) Uber ha offerto corse gratuite a Milano, Torino, Genova e Roma approfittando dello sciopero dei mezzi pubblici. La cosa non è passata inosservata. Roberto Alesse, garante degli scioperi, ha dichiarato: “Uber è un servizio privato che, allo stato attuale, non è soggetto ad alcuna disciplina, neanche a livello comunitario. È arrivato il momento di riflettere su questa vicenda: chi entra nel mercato non può operare in assenza di regole chiare”. Per essere un autista UberPop è sufficiente avere un’auto intestata a proprio nome, la patente da più di 3 anni, un’auto immatricolata da non più di 8 anni e con almeno 4 posti, non avere avuto sospensioni della patente di recente e avere la fedina penale pulita. Poca cosa rispetto alla trafila che devono fare i tassisti per ottenere una licenza.

La cosa che più preoccupa è la faccenda fisco. Dove paga le tasse Uber? Olanda, Bermuda e Delaware è l’incastro perfetto di Uber per essere invisibile al fisco italiano. Il conducente(NCC) versa il 20% dell’importo di ogni corsa alla società Uber BV che ha sede in Olanda e che viene interamente controllata da Uber International BV. Questa società è controllata al 100% da Uber International CV, una società che risiede alle Bermuda. Ma non finisce qui. Uber International CV è a sua volta controllata da Neben LLC, che ha sede nel Delaware. Un giro perfetto per pagare meno tasse. Non è solo la multinazionale ad essere invisibile al fisco, ma anche gli autisti. Un servizio di Salvatore Gulisano di “Piazza Pulita” mostra chiaramente che diversi lavoratori Uber si muovano in piena deregulation con il fisco.

Fare l’autista è il lavoro del futuro? Mica tanto. Uber va benissimo come arrotondamento, va benissimo come temporaneo tappabuchi, ma non può essere considerato un lavoro vero. Il mancato pagamento delle tasse non è il solo problema di Uber. La differenza di condizioni rispetto ai tassisti, se mantenuta, può portare addirittura alla morte dei taxi. Non a caso il servizio è proibito da intere nazioni, come la Spagna o la Thailandia, interi Stati americani, come il Nevada e la Virginia, o importanti metropoli come Berlino o Amsterdam. Uber rischia di diventare il monopolista del trasporto privato. Sapete cosa significa? Che può permettersi di aumentare le tariffe quando vuole. Tanto per fare un esempio, a New York Uber ha alzato le sue tariffe di 8 volte in un week end di forti nevicate.

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