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11 maggio 2015

Chi pagherà i debiti de L’Unità?

Milena GabanelliDa agosto il quotidiano “L’Unità” non è più in edicola. La società che pubblicava il giornale, “Nuova Iniziativa Editoriale”, nonostante i 60 milioni di euro di contributi pubblici incassati nel corso dei suoi 14 anni di gestione, ha portato i libri in tribunale. E’ la seconda volta che la casa editrice che stampa questo quotidiano viene posta in liquidazione.

Nel 2005 “L’Unità” perde 1 milione, un milione e mezzo quasi nel 2006, 5 milioni nel 2007, 6 milioni nel 2008, 4 milioni nel 2009, 1 milione nel 2010, 4 milioni nel 2011, quasi 5 milioni nel 2012. I debiti della società nell’ultimo anno di gestione sono 32 milioni: 4,7 verso le banche, 2,7 verso lo Stato, 3 e mezzo verso i dipendenti, oltre 6 milioni verso i fornitori. In totale sono 95 milioni di euro i debiti accumulati dal giornale. Per capire meglio questo guazzabuglio bisogna tornare al 1994, quando “L’Unità spa” va in liquidazione e lascia in eredità 125 milioni di euro di debiti. Chi doveva pagare? La proprietà dell’epoca, vale a dire il PDS, magari vendendo un po’ dei suoi numerosi immobili.

Nel 2000 il PDS cambia denominazione in DS e si accorda con le banche per il pagamento del debito. Nel 2007 i DS blindano gli immobili dentro ad una fondazione. L’anno dopo diventano PD e smettono di pagare il debito de “L’Unità”. Alla fine restano 95 milioni di euro che rischiano di essere pagati dai contribuenti italiani. Tutta colpa della legge n.224 del luglio 1998, varata dal governo Prodi e che oggi non esiste più, che permise di trasferire la garanzia posta dallo Stato fin dal 1987 sui debiti dei quotidiani di partito “anche a soggetti diversi dalle editrici concessionarie”. In pratica, se un partito non è in grado di pagare i debiti dell’editore e non ci sono altri beni aggredibili, le banche creditrici possono battere cassa alla presidenza del consiglio. Come ha ricordato “Report” con un servizio di Emanuele Bellano.

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