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29 marzo 2017

Sulle quote migranti si apre caso UE

MigrantiIl 25 marzo 1957 sono state gettate le basi dell’Europa e ha avuto inizio il più lungo periodo di pace della storia europea. I trattati di Roma hanno istituito un mercato comune nel quale le persone, i beni, i servizi e i capitali possono circolare liberamente e hanno creato presupposti di prosperità e stabilità per i cittadini europei.

La scorsa settimana si è è celebrato il sessantesimo anniversario della nascita dell’Unione Europea. Difficilmente vedremo il centesimo. L’anniversario è venuto quasi in contemporanea con l’inizio della procedura formale con cui la Gran Bretagna chiede formalmente l’uscita dalla UE. Il Brexit è importante perché ci farà capire se si può andare avanti senza Unione Europea. Ma c’è un’altra cosa che mette a rischio il progetto UE: i migranti. I tipi in giacca e cravatta europei si commuovono ogni volta che affonda un barcone nel Mediterraneo, ma fanno orecchie da mercanti quando si tratta di dare accoglienza.  Nel 2015 il Consiglio Europeo ha approvato la redistribuzione dei 40 mila richiedenti asilo da Italia e Grecia in tutti gli altri Paesi. Come stanno le cose a due anni di distanza? Finora solo 3.200 persone sono state ricollocate dall’Italia rispetto alle 40 mila promesse dall’UE.

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha dichiarato: “Faccio presente che le ricollocazioni erano obbligatorie. Il peccato originale è il regolamento di Dublino: quando stabilisci che il Paese di primo approdo deve affrontate il problema, non si tiene conto del principio solidale dell’Europa e le risposte per andare verso un approccio più solidale non vanno nella direzione auspicata”. L’Austria ha ripetuto più volte che non applicherà il piano di ricollocamento dei migranti. “Nessun Paese può ritirarsi unilateralmente dal piano europeo di ricollocamenti, che è legalmente vincolante. Se lo facessero, non sarebbe senza conseguenze”. Questa la replica della Commissione europea per la Migrazione. In pratica l’UE lega la politica migratoria a quella finanziaria, riducendo gli aiuti a chi non accoglie i profughi. Nonostante questo, i Paesi del Gruppo Visegrad(Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) dicono no al ricatto dell’UE. Il premier ungherese Viktor Orban ha dichiarato che, se saltasse l’accordo UE con la Turchia, l’Ungheria fermerà i migranti grazie al muro e alle nuove leggi sull’asilo. L’UE rischia di saltare per “colpa” dei migranti.

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