Brunetta non parla della sua pensione e attacca Iovene
Dopo un po’ di tempo torna in auge Renato Brunetta. L’ex ministro “anti fannullone” si è scagliato contro la trasmissione “Report” e il giornalista Bernardo Iovene. Il motivo? Il giornalista non avrebbe informato il “pidiellino” della registrazione della chiamata.
Brunetta ha informato le agenzie e si chiede: “E’ lecito, legalmente e deontologicamente, che un giornalista del servizio pubblico chiami al cellulare una persona, per giunta un parlamentare, e registri la telefonata senza avvertirlo, senza chiedergli l’autorizzazione? È questa la correttezza nell’acquisizione delle informazioni cui ogni buon giornalista dovrebbe attenersi?”. Il piagnisteo si è rilevato un boomerang.
Sul sito de “Il Corriere della Sera” è spuntata la telefonata della discordia(video) e una lettera di Milena Gabanelli. Brunetta esordisce dicendo “Non mi chiami per favore con un numero sconosciuto”. Iovene spiega che lo sta chiamando della Rai. Il giornalista aggiunge “Se vuole la chiamo con il mio cellulare”. A quel punto Brunetta chiede se sta registrando. Iovene risponde “Si, stiamo registrando la telefonata perché non riuscivamo a parlare con lei”.
Il “pidiellino” inizia la sceneggiata. Brunetta dice “Questo non è modo di fare giornalismo. Lei mi manda per iscritto il suo nome, cognome e indirizzo”. Iovene gli dà i suoi dati e gli dice pure che lavora per “Report”. L’ex ministro però fa il finto tondo e chiede: “Mi scusi. Lei è un giornalista?”. La sceneggiata va avanti per un paio di minuti. Alla fine Brunetta non risponde alla domanda per cui era stato chiamato. Cosa gli ha chiesto Iovene?
Dovete sapere che l’ex ministro Brunetta è andato in pensione a 59 anni e percepisce 4.351 euro lordi al mese. Il 5 febbraio 2010 fu lo stesso “pidiellino” ad informarci del suo vitalizio durante la trasmissione “Otto e Mezzo”. I 4.351 euro vanno ad accumularsi allo stipendio da parlamentare. Perché questa indignazione? La Gabanelli scrive: “Brunetta, quando era ministro della funzione pubblica, insieme a Sacconi, all’epoca ministro del lavoro, aveva la competenza per la riforma sulle pensioni dei pubblici dipendenti. Quella riforma, così come chiedeva l’Europa, prevedeva di innalzare l’età pensionabile delle donne del pubblico impiego, da 60 a 65 anni. Una riforma sacrosanta, che dovrebbe valere per tutti”.
Allegato: La lettera della Gabanelli
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