I crolli di Pompei sono lo specchio di un Paese in default
Ancora crolli a Pompei. In tre giorni ci sono stati tre cedimenti. Si è iniziato due giorni fa con la muratura del Tempio di Venere e del muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera. Ieri(3 marzo) c’è stato il crollo di un muro di due metri in un’area non scavata di via Nola. Si tratta del costone di una bottega chiusa al pubblico, nella regione V, insula 2, civico 19. Gonfio di pioggia il costone di terra ha fatto pressione, causando il crollo.
Qualcuno sostiene che è colpa della pioggia. Roba da film comico. I crolli di Pompei sono lo specchio di un Paese in default. In una nazione civile si farebbero investimenti a iosa per salvare siti archeologici come quello di Pompei. In Italia invece rimane sempre tutto uguale. Nel 2010 ci fu il crollo del della “Domus dei Gladiatori” che creò scalpore in tutto il mondo. I politici promisero che si sarebbero impegnati per “salvare” Pompei. Risultato? Non è cambiato nulla. In compenso ci becchiamo anche la ramanzina dall’UE. “Ogni crollo per me è una sconfitta enorme. Chiedo con forza alle autorità italiane di prendersi cura di Pompei perché è un sito emblematico non solo per l’Europa ma per il mondo”. Così ha detto il commissario UE per la politica regionale Johannes Hahn aggiungendo che ci saranno nuovi fondi UE a disposizione per interventi sul sito. Dove finiranno questi soldi?
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