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23 settembre 2014

Quando Renzi diceva che l’articolo 18 non era un problema

Matteo Renzi“L’articolo 18 non è un problema per gli imprenditori. Non ho trovato un solo imprenditore che mi abbia detto che non investe perché c’è l’art.18. Non c’è un imprenditore che ponga l’articolo 18 come un problema”. Chi ha fatto questo discorso? Susanna Camusso? No, Matteo Renzi nella puntata di “Servizio Pubblico” del 19 aprile 2012(vedi video). Una domanda sorge spontanea: perché il fuffatore automatico ha cambiato opinione sull’articolo 18?

Renzi ha capito che l’Italia rischia grosso se non sfora il 3%, per questo motivo vuole portare un “trofeo” alla Troika(BCE, FMI e UE) per ottenere la flessibilità. L’articolo 18 è attaccato solo per ragioni ideologiche, è il segnale d’assalto per dire che i lavoratori non devono avere più diritti. Con questa mossa il premier italiano vuole far credere ai liberisti che sta cambiando l’Italia. Peccato che il contratto a tutele crescenti e l’abolizione dell’art.18 non creerà posti di lavoro, ma farà semplicemente aumentare precarietà e povertà. Il problema è l’alta tassazione sul lavoro, solo gli stolti ancora non l’hanno capito.

Ma torniamo al contratto a tutele crescenti. Qualcuno sostiene che non ci sono le coperture per introdurre il sussidio universale. Non vorrei che con il Jobs Act nasca una nuova categoria: gli inculados, ossia coloro che vengono licenziati e non ottengono il sussidio. Oggi(23 settembre) sono stati presentati sette emendamenti alla delega sul lavoro. Tra le proposte, la piena tutela dell’art.18 per tutti i neoassunti dopo i primi 3 anni di contratto a tutele crescenti. In un altro emendamento si chiedono prima risorse per gli ammortizzatori e poi il riordino dei contratti.

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