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19 settembre 2016

L’eutanasia in Italia è un’utopia?

Eutanasia legale in ItaliaIl tema dei diritti civili è diventato una bandiera di tanti politici in campagna elettorale. Il 5 giugno 2016 è entrata in vigore la legge sulle unioni civili nota anche come legge Cirinnà, dal nome della sua proponente. Il nostro Paese ha fatto un bel passo avanti verso la civiltà, ma non basta. C’è ancora molto da fare. Un esempio? Il diritto a morire senza soffrire. In Italia eutanasia e suicidio assistito sono illegali.

L’eutanasia attiva è assimilabile, in generale, all’omicidio volontario(art. 575 codice penale), punito con reclusione da 6 a 15 anni. Anche il suicidio assistito è un reato, giusta art. 580 c.p.(Istigazione o aiuto al suicidio), punito con reclusione da 5 a 12 anni. Le conseguenze? Chi ha possibilità economiche chiede l’eutanasia alle associazioni e ai centri in Svizzera dove già dal 1942 sono aperte le porte per ottenere il suicidio assistito. Si stima che siano circa una cinquantina l’anno gli italiani che riescono nel proprio intento. La pratica di eutanasia prevede l’intervento attivo del malato che assume da solo, anche se con la supervisione di un medico, il farmaco che lo porterà alla morte. L’eutanasia dovrebbe essere un diritto per tutte quelle persone che hanno un destino segnato. Un esempio? Le persone colpite da glioblastoma multiforme, uno dei tumori maligni più aggressivi al cervello. La sopravvivenza media è di 12 mesi, mentre quella a due anni è pari al 10%. La sopravvivenza a cinque anni è una percentuale vicino allo 0%.

Il glioblastoma multiforme è un tumore che annienta il paziente e anche i familiari. Il motivo? Fa morire lentamente il malato con tanta sofferenza e il familiare rimane impotente per colpa della legge antiquata italiana. L’eutanasia è un diritto. Il 21 dicembre 2012 è stata depositata in Cassazione una proposta di legge dal partito radicale. A quasi 4 anni di distanza non è stata approvata nessuna legge sull’eutanasia. Vi sembra normale? Il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita. Il 3 marzo 2016 è iniziata la discussione sulla proposta di legge nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali, ma resta il fermo “No” della Chiesa sull’eutanasia. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha dichiarato: “Accogliere la vita in tutte le sue fasi”. Ma è vita soffrire in un letto sapendo che hai il destino segnato? Il suicidio assistito dovrebbe essere consentito per chi soffre di una grave malattia incurabile, irreversibile e senza più possibilità di guarigione o perché questa porta gravissime sofferenze fisiche o psichiche.

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