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2 dicembre 2016

Referendum Costituzionale: Cosa cambia se vince il Sì?

Matteo Renzi mostra la scheda del ReferendumDomenica(4 dicembre) gli italiani saranno chiamati alle urne per il Referendum Costituzionale. Con la loro scelta approveranno o respingeranno la riforma della Costituzione italiana varata ad aprile dal Parlamento. Non cambia il numero degli articoli che restano 139. Ma il testo della Costituzione sottoposto a referendum ha 2.000 parole in più rispetto alla Costituzione attualmente in vigore. Cosa cambia se vince il Sì?

Oggi il nostro Parlamento si divide Camera e Senato. La prima è formata da 630 deputati, mentre la seconda da 315 senatori. Con la vittoria del la Camera resta quella di oggi, mentre il Senato non sarà più eletto direttamente dai cittadini e diventerà la sede di rappresentanza delle comunità regionali. Questo significa che la scheda per l’elezione del Senato mostrata da Matteo Renzi non esiste. Il nuovo Senato della riforma Boschi prevede 100 senatori così suddivisi: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori nominati dal capo dello Stato per 7 anni. La riforma prevede che l’indennità non venga corrisposta ai senatori, ma solo ai membri della Camera. Questo significa che i deputati continueranno a prendere 13.624 euro al mese anche in caso di vittoria del Sì al referendum. Nella disponibilità dei senatori resteranno altre forme di rimborso: diaria(3.500 euro mensili), rimborso forfetario delle spese generali(1.650 euro ogni mese), rimborso delle spese per l’esercizio di mandato(2.090 euro al mese) e facilitazioni di trasporto.

Facendo un rapido calcolo viene fuori che ogni senatore potrà guadagnare fino a 7.240 euro al mese. A questa cifra bisogna aggiungere l’indennità alla carica per cui è stato eletto, cioè Sindaco o consigliere regionale. Come saranno divise le votazioni delle leggi? Le leggi sono votate da entrambe le Camere se sono leggi elettorali o se riguardano comuni e città metropolitane, Costituzione, referendum popolari. Tutte le altre leggi sono approvate solo dalla Camera, alla quale il Senato può proporre modifiche. Il Senato può anche presentare iniziative legislative autonome. Se il Governo ritiene che una decisione sia fondamentale per la realizzazione del suo programma può chiedere alla Camera dei Deputati di esprimersi entro una data certa su una proposta di legge. Cambia poi il sistema delle autonomie locali. Le province sono soppresse e vengono separati gli ambiti nei quali finora potevano legiferare sia lo Stato sia le Regioni. La prima non è una novità, visto che le province dei grandi capoluoghi sono state già sostituite dalle città metropolitane.

La riforma interviene anche sulle modalità di elezione della Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica. I 5 giudici della Consulta verranno scelti separatamente dalle due Camere. Al Senato ne spetteranno due e alla Camera tre. Per la loro elezione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti per i primi due scrutini, mentre dagli scrutini successivi è sufficiente la maggioranza dei tre quinti. Il capo dello Stato sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori. Per i primi tre scrutini occorrono i due terzi dei componenti, poi dal quarto si scende ai tre quinti mentre dal settimo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Viene abolito il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro(CNEL). Sale da 50.000 a 150 mila il numero delle firme necessarie per la presentazione di leggi di iniziative popolare, che la Camera sarà obbligata a seminare.

Il quorum per la validità dei referendum abrogativi cambia a seconda delle firme raccolte. Per rendere valido il risultato resta sempre del 50%+1 degli aventi diritto al voto con 500 mila firme. Tuttavia, se sono almeno 800 mila gli elettori a richiedere il referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei Deputati. Viene introdotto il referendum propositivo, ma le modalità di attuazione saranno decise nel futuro attraverso una legge che dovranno approvare entrambe le Camere. Quanto fa risparmiare la riforma Boschi? Un documento elaborato dalla Ragioneria generale dello Stato ha stimato una riduzione di spese di 57,7 milioni di euro tra riforma del Senato della Repubblica(49 milioni) e soppressione del Cnel(8,7 milioni). Riguardo il superamento delle Province nella nota della Ragioneria si legge che i risparmi di spesa “non sono allo stato quantificabili” e che lo saranno “solo a completa attuazione” della legge di riordino delle città metropolitane, Province, unioni e fusioni di comuni.

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