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27 marzo 2017

La proposta folle del sociologo De Masi

Domenico De MasiLa creazione di posti di lavoro è lo slogan principale usato dai politici italiani in campagna elettorale. In Italia ci sono 3 milioni e centomila disoccupati, destinati a crescere in futuro a causa del progresso tecnologico e della globalizzazione. Come risolvere il problema?

Lavorare meno, lavorare tutti. Questa è la ricetta portata avanti da alcuni anni dal sociologo Domenico De Masi. In Italia si lavora più che nelle altre nazioni d’Europa e gli straordinari vengono pagati meno delle ore ordinarie, caso unico in tutte la nazioni OCSE. L’unica soluzione per risolvere la crisi occupazionale è quella di redistribuire il lavoro, perché è semplicemente assurdo che, mentre c’è chi tra ore extra e straordinari è costretto a spaccarsi la schiena, esista una disoccupazione dilagante. Tutti i lavoratori occupati dovrebbero lavorare 4 ore in meno a settimana rinunciando al 10% dello stipendio e favorire così l’assunzione di disoccupati.  Cosa fare per redistribuire il lavoro? Il sociologo De Masi propone la creazione di una piattaforma informatica per l’incontro tra domanda e offerta, in modo tale da consentire ai disoccupati di offrire gratuitamente la propria opera.

In questo modo si farebbe pressione sugli occupati. Lavorare gratis per abbattere la crisi? Questa è follia fatta realtà. La proposta De Masi è al ribasso, visto che diventerebbe l’ennesima arma delle aziende per ricattare il “povero” lavoratore. Il lavoro non si redistribuisce abbassando i salari o facendo lavorare gratis i disoccupati, ma costringendo le aziende a ridurre lo sfruttamento delle persone. Per esempio si potrebbe aumentare la tassazione sulle ore di straordinario. L’assurdità della proposta De Masi sta tutta nella contraddizione per cui si possa redistribuire il lavoro senza redistribuire la ricchezza, senza cioè intaccare i rapporti di forza presenti nella società. Il lavoro gratis porterebbe solo all’ennesima riduzione degli stipendi con un inasprimento della guerra tra poveri. Lavorare meno e lavorare tutti, ma solo a parità di salario.

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