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20 ottobre 2017

Istat: Povertà Italia superiore a Paesi UE

Una donna giovane e un anzianoLa povertà in Italia si attesta costantemente su livelli superiori rispetto ai partner europei e con la crisi del 2008 l’effetto è stato più profondo. E’ quanto rileva l’Istat nel rapporto “Sessant’anni di Europa”. Dopo il 2010 il tasso di deprivazione materiale è aumentato di circa 5 punti e il rischio di povertà o esclusione sociale di circa 3 punti, a fronte di un aumento di un solo punto per entrambi gli indicatori negli aggregati europei. Male anche l’istruzione universitaria: l’Italia ha tassi molto più bassi della media europea, la distanza è di 10 punti. Ma la quota di donne laureate in Italia è superiore alla media europea.

Italia più vecchia di 60 anni fa

Negli anni ‘50, l’Italia era tra i Paesi europei più giovani. Rispetto agli altri è invecchiato di più e più rapidamente. E’ quanto emerge dal rapporto “Sessant’anni di Europa” pubblicato oggi(20 ottobre) dall’Istat. Nel 1957, metà della popolazione italiana aveva meno di 31 anni, ora più di 45. Un fenomeno simile ha interessato, anche se in misura minore, gli aggregati europei per i quali lo spostamento è di 11 anni. Altra nota dolente, il tasso di occupazione, pari al 57,2% della popolazione attiva nel 2016, inferiore a quello UE. Il ritardo dell’Italia sul fronte della partecipazione al lavoro non è una novità ma si accentua negli anni della crisi toccando livelli mai riscontrati. L’obiettivo di Europa 2020 di un tasso di occupazione al 75% appare molto lontano. La quota dei salari, cioè la percentuale di reddito spettante al lavoro dipendente, dagli anni ‘80 è andata diminuendo nell’insieme dei Paesi fondatori e ancor più in Italia.

Accentuate, inoltre, negli ultimi 60 anni le differenze tra Italia e i 6 Paesi fondatori UE per quanto riguarda la parità di genere. Dati Eurostat indicano tuttavia che il gap retributivo di genere è a 16,3%, minore della media UE. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo in Italia ha iniziato a crescere già negli anni ‘70, accelerando nel decennio successivo, in cui si è determinato un progressivo divario rispetto agli altri Paesi fondatori. Nel 1970 il parco auto circolanti nei sei paesi fondatori era pressoché analogo: circa 20 automobili per 100 persone. Nel 1991 l’Italia ha superato la soglia di una macchina ogni due abitanti e l’indicatore ha continuato a crescere: attualmente si registrano 62 vetture ogni 100 abitanti in Italia e 50 nell’UE28.

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