Recensione di RoboCop: Rogue City
RoboCop: Rogue City è un FPS che riesce a sorprendere, nonostante le aspettative iniziali fossero piuttosto basse, soprattutto considerando il passato dello studio Teyon (autore del criticato Rambo: The Videogame). Eppure, questo titolo si rivela un omaggio sincero e rispettoso al cult cinematografico di Paul Verhoeven. Il videogioco è disponibile su PC, PS5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch.
Trama e ambientazione
Ambientato tra il secondo e il terzo film della saga, il gioco propone una storia inedita nella distopica Detroit, dove RoboCop deve affrontare gang violente e un misterioso criminale noto come il “New Guy”. La narrazione non è il punto forte del titolo, ma riesce comunque a inserire momenti emotivi e riflessioni sul lato umano del protagonista, Alex Murphy.
Gameplay e meccaniche
Il gameplay è quello di uno sparatutto in prima persona piuttosto classico, con sparatorie lente e pesanti che riflettono la fisicità del personaggio. Non mancano elementi ruolistici e qualche scelta narrativa, ma il level design resta scolastico e poco ispirato. Tuttavia, il feeling di essere RoboCop – grazie anche alla voce originale di Peter Weller – è ben reso e appagante.
Grafica e atmosfera
Tecnicamente il gioco non brilla: texture datate, animazioni rigide e qualche bug qua e là. Ma l’atmosfera retrò, la fedeltà al materiale originale e la colonna sonora evocativa compensano in parte le carenze visive.
Verdetto finale
RoboCop: Rogue City non è un capolavoro, ma è un prodotto onesto e appassionato. Un “doppia A” che non cerca di rivoluzionare il genere, ma che riesce a conquistare i fan della saga grazie alla sua autenticità e al cuore che ci mette. Se sei cresciuto con il mito di Alex Murphy, questo gioco potrebbe regalarti qualche serata di giustizia cyborg.
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