Caritas lancia l’allarme: L’ADI non basta per combattere la povertà

Scopri il Rapporto Caritas 2025 sull’assegno di inclusione: dati, esclusioni, impatto sociale e proposte per combattere la povertà in Italia.

Rapporto Caritas 2025Nel 2025, Caritas Italiana ha pubblicato un rapporto dettagliato sull’efficacia dell’assegno di inclusione (ADI), la nuova misura di contrasto alla povertà del governo Meloni che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza. Il documento analizza dati, esperienze e scenari futuri, evidenziando criticità e proponendo soluzioni concrete per migliorare l’inclusione sociale in Italia.

Cos’è l’assegno di inclusione (ADI)

L’ADI è stato introdotto con il Decreto-Legge n. 48/2023 e convertito in Legge n. 85/2023. È destinato ai nuclei familiari in condizione di povertà che soddisfano specifici requisiti economici e categoriali:

  • Presenza di minori, disabili, over 60 o soggetti vulnerabili

  • Residenza stabile in Italia da almeno 5 anni
  • Reddito e patrimonio limitati secondo la prova dei mezzi

Per chi non rientra in queste categorie, è previsto il supporto per la formazione e il lavoro (SFL), un sussidio temporaneo legato alla partecipazione a percorsi formativi.

Principali Criticità dell’ADI

Secondo il Rapporto Caritas 2025, l’ADI presenta diverse problematiche:

  • Riduzione della platea: i beneficiari sono passati da 1,4 milioni (Reddito di Cittadinanza) a circa 650.000 nel 2024.

  • Esclusione dei working poor: adulti in età attiva senza carichi familiari sono esclusi.

  • Nuova scala di equivalenza: penalizza famiglie numerose e nuclei con adulti occupabili.

  • Disuguaglianze territoriali: il Nord Italia è sottorappresentato rispetto al Sud.

  • Accesso limitato per gli stranieri: nonostante l’allentamento dei requisiti di residenza, molti restano esclusi.

Impatto sulla Povertà

Le simulazioni condotte da Banca d’Italia e altri enti mostrano che l’ADI ha un impatto meno incisivo rispetto al Reddito di Cittadinanza:

  • Riduzione dell’incidenza della povertà assoluta: dal 8,9% al 8,3% (contro il 7,5% del RdC)

  • Quasi la metà dei beneficiari del RdC non ha più accesso all’ADI

  • Penalizzazione di categorie fragili come single, lavoratori poveri e stranieri

Confronto Europeo

Il Rapporto evidenzia come l’Italia si sia allontanata dal principio dell’universalismo selettivo, adottato da molti Paesi europei. In Germania, Spagna e Bulgaria, le riforme recenti hanno reso i sistemi di reddito minimo più inclusivi e meno stigmatizzanti.

Raccomandazioni di Caritas

Caritas Italiana propone:

  • Ripristino dell’universalismo selettivo

  • Maggiore integrazione tra politiche sociali e attive del lavoro

  • Monitoraggio costante dell’efficacia delle misure

  • Adozione di una direttiva europea vincolante sul reddito minimo

Il Rapporto Caritas 2025 è un invito a guardare avanti con responsabilità e coraggio. Per contrastare efficacemente la povertà, è necessario un sistema di protezione sociale equo, inclusivo e basato sui diritti. L’ADI, nella sua forma attuale, rischia di lasciare indietro molte persone vulnerabili. Serve un cambiamento di rotta, fondato su dati, ascolto e giustizia sociale.

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