Assassin’s Creed Mirage: il ritorno all’ombra – Recensione

Assassin’s Creed Mirage torna alle radici della saga: stealth, parkour e una Bagdad storica in un’esperienza più snella e intensa.

Assassin’s Creed MirageCon Mirage, la serie di Assassin’s Creed torna a respirare un’aria più “classica”. Ambientato nella Bagdad del IX secolo, il gioco segue le gesta di Basim Ibn Ishaq, che da ladruncolo di strada diventa membro dell’Ordine degli Assassini.

Le meccaniche tornano agli origini: meno spinta sul grande open world e sugli elementi RPG, più accentuazione su stealth, parkour e azioni furtive. La mappa è più compatta rispetto agli ultimi capitoli, ma offre un ambiente pieno di dettagli: bazar affollati, giardini, architetture storiche curate.

Punti di forza

  • Ambientazione affascinante e ben realizzata: la Bagdad medievale si rivela ricca e viva.

  • Gameplay stealth ritornato protagonista: mimetizzarsi tra la folla, usare distrazioni, tornare all’essenza della saga.

  • Durata più gestibile: non richiede centinaia di ore, cosa che può piacere a chi cercava un’esperienza più snella.

Criticità

  • Il combattimento corpo a corpo appare legnoso e impreciso, con IA nemica che spesso non sorprende.

  • Tecnicamente non all’avanguardia: motore grafico datato, alcune modalità prestazioni mostrano limiti evidenti.

  • Per alcuni giocatori, questa scelta “retro” appare come un passo indietro piuttosto che un ritorno alle radici.

In conclusione, Assassin’s Creed Mirage rappresenta una scommessa interessante: un “ritorno” che saprà far felici i fan della prima ora e coloro che volevano una formula più focalizzata. Non è perfetto e non punta all’innovazione massiva, ma riesce ad offrire un’esperienza solida e coerente. Se siete amanti dello stealth, delle atmosfere medievali e della saga classica, è una scelta valida; se invece cercate un open world mastodontico e combattimenti evoluti, probabilmente sarà “solo” discreto.

Commenti