L’astensionismo trionfa in Campania
Alle elezioni regionali in Campania del 2025, solo il 44,10% degli elettori si è recato alle urne, con un calo di ben 11,42 punti rispetto al 55,52% del 2020. L’astensionismo ha raggiunto la cifra record del 55,90%. Più di un campano su due ha scelto di non votare. È la vittoria schiacciante del “partito del non voto”, un segnale di disillusione profonda nei confronti di una classe politica considerata lontana, inefficiente, e sproporzionatamente privilegiata.
Molti proveranno a giustificare il basso afflusso alle urne con il maltempo o altri fattori contingenti. Ma sarebbe una spiegazione superficiale. Questa volta, il dato parla chiaro: la gente si è stancata di un’élite politica che guadagna cifre astronomiche (fino a 11.100 euro lordi al mese per un consigliere regionale, secondo il limite legale) e che sembra comparire solo in campagna elettorale.
Questo astensionismo di massa non è solo rabbia, è un grido di protesta. Gli eletti, spesso descritti come “ricuttari”, vivono da anni alle spalle dei contribuenti, come se il potere politico fosse diventato un sistema di ricompensa per chi è stato “trombato” a livello nazionale. Insomma, non sono cambiati per servire, ma per sedersi.
Perché abolire le Regioni?
Le Regioni statuto ordinario sono attive dal 1970, ma oggi molti cittadini chiedono una Burocrazia meno costosa e più snella. Ecco alcuni punti chiave della critica:
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Spreco pubblico: i costi di mantenimento di strutture regionali appaiono sempre più insostenibili, soprattutto rispetto ai benefici reali percepiti dai cittadini.
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Anti-democratico: quando più della metà dei cittadini non vota, la legittimità di questi enti viene messa in discussione.
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Funzione punitiva: le Regioni sono percepite come una “poltrona di riserva” per i politici sconfitti a Roma (o non eletti), una rete di salvataggio per chi non ha più spazio in Parlamento.
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Conflitto di interessi: con spese elevate e potere locale concentrato, queste entità possono favorire clientelismi e interessi particolari più che il bene comune.
Cosa fare ora?
Di fronte a un tasso di partecipazione così basso, è urgente un dibattito serio:
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Riforma o abolizione: serve una revisione radicale del modello regionale, oppure una cancellazione totale per eliminare un inutile carrozzone politico.
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Taglio stipendi: ridurre gli emolumenti dei consiglieri e degli assessori per allinearli di più al servizio che effettivamente rendono ai cittadini.
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Maggiore trasparenza: rendere pubblici e facilmente consultabili i bilanci regionali e gli stipendi, anche per permettere ai cittadini di controllare i propri rappresentanti.
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Partecipazione civica: promuovere forme di democrazia diretta e cittadinanza attiva per coinvolgere realmente i cittadini, non solo a parole.
Il dato del 55,90% non è una sconfitta del non voto, ma una vittoria – quella di chi ha finalmente capito che la politica di molte Regioni non è la soluzione, ma una parte consistente del problema. Se vogliamo cambiare davvero, dobbiamo iniziare a rimettere in discussione il modello istituzionale.
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Storico affluenza elezioni regionali in Campania |
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| ANNO | VOTANTI | NON VOTANTI |
| 2025 | 44,10% | 55,90% |
| 2020 | 55,52% | 44,48% |
| 2015 | 51,93% | 48,07% |
| 2010 | 62,97% | 37,03% |
| 2005 | 67,69% | 32,31% |
| 2000 | 69,46% | 30,54% |
| 1995 | 73,90% | 26,10% |
| 1990 | 81,17% | 18,83% |
| 1985 | 84,34% | 15,66% |
| 1980 | 84,95% | 15,05% |
| 1975 | 87,34% | 12,66% |
| 1970 | 86,82% | 13,18% |
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