Manovra 2026: la norma che evita gli arretrati ai datori di lavoro

Nuova norma nella Manovra 2026: niente arretrati ai lavoratori se l’azienda applica il contratto collettivo. Sindacati e opposizioni insorgono.

Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini fanno un selfieNelle ultime ore della discussione sulla Manovra 2026 è spuntato un emendamento di Fratelli d’Italia che sta generando un acceso dibattito politico e sindacale. La norma interviene direttamente sull’applicazione dell’articolo 36 della Costituzione, quello che garantisce ai lavoratori una retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un’esistenza dignitosa.

Cosa prevede la nuova disposizione

Secondo il testo approvato, il datore di lavoro non può essere condannato al pagamento degli arretrati retributivi o contributivi per il periodo precedente al deposito del ricorso, se ha applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo del settore e della zona. La norma non si applica però nei casi in cui:

  • l’azienda non applichi alcun contratto collettivo;

  • il contratto applicato non sia pertinente al settore economico in cui opera il lavoratore.

Il nodo giuridico: le sentenze della Cassazione

Nel dossier del Senato viene ricordato che la Corte di Cassazione ha più volte stabilito che i contratti collettivi devono essere disapplicati quando i minimi salariali risultano non conformi ai principi dell’articolo 36. Questo apre interrogativi sulla compatibilità della nuova norma con l’orientamento giurisprudenziale consolidato.

Le reazioni: opposizioni e sindacati sul piede di guerra

La misura è stata definita da opposizioni e sindacati come:

  • una “sanatoria mascherata” per le imprese che hanno pagato salari troppo bassi;

  • un attacco ai diritti dei lavoratori;

  • un intervento incostituzionale che riduce le tutele e rende più difficile recuperare crediti retributivi.

La CGIL ha annunciato che contrasterà la norma “in tutte le sedi”, denunciando un indebolimento concreto delle garanzie salariali e un intervento in contrasto con recenti sentenze della Cassazione.

Perché la norma fa così discutere

Il punto più contestato è che, pur riconoscendo la violazione dell’articolo 36, il giudice non potrà imporre il pagamento degli arretrati se l’azienda si è attenuta al contratto collettivo. Per molti, questo rischia di normalizzare salari insufficienti e di disincentivare i lavoratori dal ricorrere alla giustizia.

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