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24 giugno 2015

L’Italia rischia di fare la fine della Jugoslavia?

La sede del parlamento della Bosnia ed Erzegovina dopo essere stata colpita da carri armati durante l'assedio del 1992L’emergenza migranti è diventato un problema serio, ma alcuni politici e giornalisti sostengono il contrario. Secondo queste menti “geniali”, l’Italia deve accogliere chiunque faccia traversate kamikaze nel Mediterraneo. “Bisogna salvare vite umane”, questa è la scusa che tirano fuori. Peccato che il nostro Paese non è in condizioni(sia economica che culturale) per dare ospitalità a 500 mila migranti in arrivo dalla Libia.

Il debito pubblico cresce al ritmo di 4 miliardi di euro al mese e la disoccupazione è sopra il 12% da oltre un anno. E la crescita? Quella vera sarà solo utopia. L’unica cosa che cresce in Italia sono le persone a rischio povertà, arrivate ormai a 17.326.000 unità. Un mix esplosivo che farebbe tremare i polsi a chiunque, ma non ai nostri politicanti. Loro sono interessati solo ai vari business degli “amici degli amici”: migranti, Rom e disoccupati sono molto redditizi da questo punto di vista. Prendiamo come esempio il progetto Garanzia Giovani. Ideato per dare occupazione agli under 29 è diventato un magna magna generalizzato per società interinali e imprenditori senza scrupoli. Migranti e Rom, invece, servono per arricchire cooperative e associazioni di vario genere.

La verità è che nessuno penserebbe ai migranti se non ci fossero i soldi pubblici: 30 euro a persona sono un business più redditizio dello spaccio di droga. “L’Italia è un Paese da distruggere”, questo è quello che dice il professore al proprio studente nel film “I Cento Passi”. Ha ragione. Nel nostro Paese ci sono persone che pensano solo ai propri interessi fregandosene del prossimo. In Italia il 10% più ricco della popolazione detiene il 24,4% del reddito nazionale disponibile. La forbice della diseguaglianza è destinata ad aumentare con l’arrivo dei migranti economici. Un italiano non può competere con un immigrato che lavora nei campi per 3 euro all’ora. Questa è una guerra tra poveri, fomentata da politici e giornalisti televisivi.

Da qui a 10 anni, l’Italia rischia di fare la fine della Jugoslavia. Per chi non sapesse, la Jugoslavia è stata un’entità politica e storica che, passando per diversi assetti istituzionali, ha amministrato il territorio della Penisola balcanica occidentale nel corso del XX secolo. La Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia era divisa in 6 repubbliche:

  • Repubblica Socialista di Bosnia ed Erzegovina
  • Repubblica Socialista di Croazia
  • Repubblica Socialista di Macedonia
  • Repubblica Socialista di Montenegro
  • Repubblica Socialista di Serbia
  • Repubblica Socialista di Slovenia

La Serbia, a sua volta, era suddivisa in 2 province autonome: Provincia Autonoma Socialista del Kosovo e Provincia Autonoma Socialista di Voivodina. Le 6 Repubbliche hanno convissuto in modo pacifico fino alla morte di Josip Broz Tito, l’unico in grado di tenere assieme popoli così diversi per cultura e religione. Proprie queste differenze hanno portato alla dissoluzione della Jugoslavia con una guerra fratricida. Influenti sono state anche le motivazioni economiche. L’Italia è nelle stesse condizioni, un paese con un’unità nazionale solo sulla carta e che non è in grado di accogliere e integrare persone di cultura e religione diversa. Inoltre, non c’è nemmeno una figura come Tito: Matteo Renzi, infatti, in Germania farebbe l’animatore per bambini in un autogrill di Düsseldorf, non il premier.

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