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14 novembre 2015

I primi licenziati del Jobs Act

Matteo RenziTre operai della cartiera Pigna Envelopes di Tolmezzo, in provincia di Udine, assunti a marzo con il contratto a tempo indeterminato introdotto dal Jobs Act, sono stati licenziati dopo soli otto mesi. Motivo? L’impresa sostiene di aver avuto un calo di produzione.

Questo caso dimostra tutto le fragilità del nuovo “posto fisso” introdotto dal premier Matteo Renzi. Ormai è chiaro che si tratta solo di un contratto precario a tempo indeterminato, solo i fessi ancora non l’avevano capito. La società ha potuto beneficiare dei generosi incentivi previsti dalla legge di Stabilità 2015, che esonerano il datore di lavoro dal pagamento dei contributi per tre anni. Uno dei licenziati ha dichiarato: “L’azienda ci aveva sempre detto di stare tranquilli, e che per tre anni stavamo sicuri. Poi non sono un tipo politicizzato, mai fatto uno sciopero in vita mia, non sono di sinistra. Vedevo Renzi in TV, parlavano tutti di tutele crescenti. Ecco sulla mie pelle ho visto che quella dizione è una barzelletta”. Oltre agli operai assunti con il Jobs Act, c’erano apprendisti e lavoratori a termine.

Perché sono stati cacciati solo quelli con il nuovo contratto a tempo indeterminato? Paolo Morocutti, segretario Slc Cgil di Udine, ha detto: “Gli apprendisti non si possono mandare via a meno che non abbiano fatto qualcosa di grave. Per licenziare i lavoratori a tempo determinato, bisogna pagarli fino al termine del contratto. Hanno lasciato a casa i nuovi assunti perché la legge lo permette, è più conveniente”. Per l’azienda nessun conto da pagare; per il sistema Paese un doppio costo sociale. Il motivo? L’impresa non sarà costretta a restituire il vantaggio contributivo incamerato per i mesi di assunzione, mentre i licenziati dovranno fare domanda per accedere agli ammortizzatori sociali.

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