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22 marzo 2015

Quando Renzi voleva le dimissioni della Cancellieri

Matteo Renzi“Un avviso di garanzia non può giustificare le dimissioni”. Questa è l’ultima “perla” del premier gelataio Matteo Renzi professata al quotidiano “La Repubblica”. Il segretario del Partito Democratico ha risposto così alle accuse di doppiopesismo sui “casi” Maurizio Lupi e Vincenzo De Luca.

Il primo non è indagato, ma è citato più volte nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze sulla gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere. L’ex sindaco di Salerno, invece, è stato condannato in I grado per abuso di ufficio ed è il candidato del PD a governatore in Campania. Ma torniamo allo #sputtanaRenzi. Il premier gelataio ha dichiarato: “De Luca ha fatto una scelta diversa e si sente forte del risultato delle primarie. Lupi, nemmeno indagato, ha fatto una valutazione giusta e saggia a dimettersi”. Sulle accuse di Massimo D’Alema di essere arrogante Renzi ha risposto: “Lessico da wrestling, compito del PD è cambiare l’Italia, che D’Alema lo voglia o no. Non ci sarà alcuna scissione, il PD è un luogo aperto al confronto non cacciamo nessuno”.

Una domanda sorge spontanea: l’Italia dei renziani sta cambiando in peggio o in meglio? Io opto per la prima ipotesi, ma lasciamo stare. Il signor Renzi non è stato sempre un garantista. “Non è vero che bisogna aspettare un avviso di garanzia per dimettersi. Se fossi stato segretario del PD le avrei chieste. Il nuovo PD credo che non difenderà più casi di questo genere. Se sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema, se non sapeva è anche peggio”. Questo è quello che dichiarò Matteo Renzi il 7 novembre 2013 a “Servizio Pubblico” sul “caso” dell’allora ministro Annamaria Cancellieri. All’epoca il fuffatore toscano era in corsa per le primarie per la segreteria del PD. La coerenza, questa sconosciuta. Gli italiani quando capiranno che questo è solo un maggiordomo dei poteri forti?

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