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22 maggio 2015

Una settimana in Parlamento per avere il vitalizio a vita

Angelo PezzanaLa pensione sarà un miraggio per le giovani generazioni di oggi e di domani. La maggior parte di noi sarà costretta a lavorare fino alla morte per non vivere in povertà. C’è però qualcuno più fortunato di noi: i parlamentari. Fino a pochi anni fa, deputati e i senatori andavano in pensione con soli 5 anni di contributi.

Nella prima Repubblica non c’era questa vincolo, bastava un giorno in Parlamento per maturare il vitalizio a vita. E’ il caso dell’avvocato Luca Boneschi. Eletto per i Radicali nel collegio di Como, fu proclamato depu­tato il 12 maggio 1982. Il giorno dopo aveva già rassegnato le dimissioni. Nel 1983, a soli 44 anni, Boneschi già era un pensionato d’oro. Un altro “caso” è quello di Angelo Pezzana: eletto deputato il 6 febbraio 1979, si dimise il 14 febbra­io 1979. Anche lui era del Partito Radicale come Boneschi. Quei fatidici 8 giorni alla Camera gli sono valsi un vitalizio da 2.163 euro al mese. Pezzana ha versato 60 mila euro di contributi e fino ad oggi, ne ha ricevuti ben 650 mila. In pratica è come se avesse fatto una quaterna al Lotto a spese dei contribuenti.

Il “privilegiato” è stato intervistato da Giuseppe Cruciani, conduttore della trasmissione radiofonia “La Zanzara”. Pezzana ha dichiarato: “Questa era la legge dell’epoca. Non ho fatto e non faccio l’eroe. Non mi vergogno del vitalizio. Cosa dovevo fare? Dire di no mentre tutti dicevano di sì? Il vitalizio è un privilegio per legge. Mi guardo al mattino allo specchio e non mi rimprovero nulla”. L’ex deputato Radicale ha aggiunto: “Non posso cambiare io le cose. Se domani li aboliscono, evviva. Ma non ho fatto e non faccio nessun gesto eroico”. Pezzana ha ragione su quest’ultima cosa. Perché dovrebbe rinunciare al vitalizio? Questi “privilegiati” vanno aboliti con una legge ad hoc.

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