Alta Corte e separazione delle carriere: Riforma necessaria o attacco alla magistratura?

La separazione delle carriere è realtà solo per lo 0,4% dei magistrati. Scopri perché l’Alta Corte rischia di minare l’indipendenza.
Alta Corte e separazione delle carriereIl dibattito sulla giustizia in Italia è giunto a un punto di svolta. Con l’avvicinarsi del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, la riforma promossa dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio è finita sotto la lente d’ingrandimento. Al centro della contesa non c’è solo l'istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ma il dogma della separazione delle carriere. I numeri raccontano una realtà molto diversa da quella descritta dalla retorica politica.

La separazione delle carriere esiste già (nei fatti)

Uno degli argomenti principali a favore della riforma è la necessità di separare nettamente chi accusa (PM) da chi giudica (Giudice). Eppure, analizzando i dati reali, emerge che la “permeabilità” tra le due funzioni è già un ricordo del passato. Dal 2022, a seguito della riforma Cartabia (legge ordinaria), il passaggio tra le funzioni è diventato pressoché impossibile. I dati parlano chiaro:
  • Su un organico di circa 9.000 magistrati, solo 30-40 all’anno effettuano il passaggio da una funzione all’altra.
  • In termini percentuali, parliamo dello 0,4% della magistratura italiana.

Se la separazione è già nei fatti una realtà consolidata dallo 0,4% di transiti annui, perché il Governo Meloni insiste nel voler modificare la Costituzione? Per molti osservatori, la separazione delle carriere rischia di essere un “cavallo di Troia” o una semplice scusa per scardinare lBattuale assetto dei poteri.

L’Alta Corte: La fine dell’indipendenza del CSM?

Il progetto Nordio prevede lo sdoppiamento del CSM e la creazione di un’Alta Corte esterna per i procedimenti disciplinari.
  • Il meccanismo del sorteggio: I membri togati dell’Alta Corte verrebbero scelti per sorteggio. Se da un lato l’obiettivo dichiarato è combattere il correntismo, dall’altro si rischia di affidare il destino professionale dei magistrati alla sorte, privando l’organo di una rappresentanza basata sul merito e sulla scelta democratica.
  • Il rischio di controllo politico: Sottrarre la funzione disciplinare al CSM per affidarla a un organo nuovo solleva il timore che l’esecutivo voglia esercitare un controllo indiretto sulla magistratura, limitandone l’autonomia garantita dall’articolo 104 della Costituzione.

Perché la riforma è contestata

Il sospetto di gran parte della magistratura associata (ANM) e di numerosi costituzionalisti è che la riforma non serva a rendere i processi più veloci — obiettivo primario del PNRR — ma a indebolire il controllo di legalità. Separare le carriere in modo così drastico e creare un’Alta Corte esterna potrebbe portare, nel lungo periodo, a un Pubblico Ministero isolato dalla cultura della giurisdizione e, inevitabilmente, più vicino all’influenza del potere politico.
 
Tabella: Il confronto tra realtà e riforma
 
Parametro Situazione Attuale (Legge 2022) Progetto di Riforma Costituzionale
Passaggi di funzione 0,4% dei magistrati (30-40 l’anno) Divieto assoluto costituzionale
Giustizia Disciplinare Sezione Disciplinare del CSM Alta Corte (esterna e sorteggiata)
Assetto CSM Organo Unico Sdoppiamento (CSM Giudicanti / CSM Requirenti)
 

Verso il Referendum 2026

La battaglia sulla riforma Nordio non è una questione tecnica per soli addetti ai lavori, ma riguarda il cuore della nostra democrazia. Se la separazione delle carriere è già garantita dalla pratica e dalle leggi vigenti, l’insistenza nel voler “mettere le mani sulla magistratura” attraverso l’Alta Corte appare come una mossa politica volta a ridisegnare gli equilibri tra i poteri dello Stato. I cittadini saranno chiamati a decidere il 22 e 23 marzo 2026: confermare il modello di magistratura indipendente o avallare una riforma che potrebbe cambiare per sempre il volto della giustizia in Italia.

Commenti