I giornalisti dell’Unità chiedono l’elemosina a Renzi

È on line un video appello dei giornalisti dell'Unità al Premier Matteo Renzi. Il quotidiano ha ricevuto 58.453.122,86 di euro di contributi all'editoria in nove anni.

Loredana ToppiL’Unità rischia la chiusura. Il quotidiano, fondato da Antonio Gramsci il 12 febbraio 1924, è in liquidazione nonostante abbia ricevuto 58.453.122,86 di euro di sovvenzioni dal 2003 al 2012. La prima domanda da farsi è dove sono finiti questi soldi? Voglio sapere gli stipendi annuali di direttori e giornalisti che hanno lavorato per l’Unità in questi nove anni.

Nel 2003, il quotidiano vendeva 68.554 copie al giorno; oggi non arriva a 21 mila copie. Che senso ha tenere in vita una giornale che punta ancora sul cartaceo? Ora i giornalisti de “L’Unità” chiedono l’elemosina a Matteo Renzi per tenere in vita una giornale morto e superato da almeno un lustro. Che libertà potrà avere un giornale tenuto in vita dal dittatore di turno? “L’Unità non è un giornale come gli altri perché da informazione e passione”, questo è quello che scrivono i giornalisti del quotidiano. La stessa cosa che scriverebbero anche i lavoratori del “Gazzettino di Scampia”. Sul sito dell’Unità è stato caricato un video appello dei giornalisti realizzato da Klaus Davi.

Il documentario inizia con l’intervento dell’art director Loredana Toppi(foto), incinta all’ottavo mese di gravidanza. La donna dice: “Matteo ad agosto nasce mio figlio cosa gli aspetta”. Un futuro nero, questo è quello che gli attende. Avete voluto l’Unione Europea? Ora pedalate. Da libro cuore anche l’intervento di Claudia Fusani. La giornalista dichiara: “Odio gli indifferenti. Siamo fiorentini che vuoi fare di noi? Scommettiamo su questo giornale e sul fatto che è necessario. Matteo stai anche tu con l’Unità. L’Unità deve stare con tutti”. Io invece dico prima i migranti, poi i giornalisti dell’Unità. Una cosa non torna: Perché un lavoratore deve essere flessibile e cambiare mestiere e un giornalista no? Basta sovvenzioni agli amici degli amici.

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