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3 aprile 2017

Scoperta origine Alzheimer

Scoperta origine AlzheimerIl responsabile del morbo di Alzheimer non è nell’ippocampo, la struttura del sistema nervoso centrale primariamente coinvolta nelle funzioni della memoria. All’origine della malattia ci sarebbe, invece, la morte dell’area del cervello che produce la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per alcuni importanti meccanismi di comunicazione tra i neuroni.

E’ la sorprendente scoperta compiuta da un’equipe di ricercatori coordinati dal professor Marcello D’Amelio, associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Nature Communications”. La morte di neuroni deputati alla produzione di dopamina provoca il mancato arrivo di questa sostanza nell’ippocampo, causandone il “tilt” che genera la perdita dei ricordi. La ricerca dimostra anche che la depressione sarebbe una “spia” dell’Alzheimer. La nuova scoperta potrebbe dare vita a un filone di ricerca importante nella cura della malattia. Il professor D’Amelio ha dichiarato: “Con la degenerazione dei neuroni dopaminergici, aumenta anche il rischio di perdita di iniziativa. Questo spiega perché l’Alzheimer è accompagnato da un calo nell'interesse per le attività della vita, fino alla depressione”.

Nel mondo, secondo il “World Alzheimer Report 2016” della federazione internazionale Alzheimer’s Disease International (ADI), oltre 47 milioni di persone soffrono di demenza, un numero destinato a salire, a causa dell’invecchiamento della popolazione, a 131 milioni entro il 2050. Il morbo di Alzheimer, la forma più diffusa di demenza senile, oggi in Italia colpisce, a seconda delle stime, 500-600 mila persone, pari al 5% delle persone con più di 60 anni. Nonostante i tanti investimenti in ricerca nel settore, non esistono ancora farmaci in grado di fermare e far regredire la malattia e tutti i trattamenti disponibili puntano a contenerne i sintomi.

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