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28 maggio 2014

Istat: Fuori dal mercato del lavoro 6,3 milioni di persone

Rapporto annuale 2014L’Italia ha la quota più alta d’Europa di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano. Si tratta dei cosiddetti “neet” arrivati a 2 milioni 435 mila nel 2012, pari al 23,9%, in aumento di 182 mila unità rispetto al 2012. Lo rileva l’Istat nel Rapporto annuale 2014. Nel 2013, tra disoccupati e persone che vorrebbero lavorare si contano in Italia 6,3 milioni.

Gli scoraggiati passano dal 35,8% del 2008 al 44,5% del 2013, arrivando a 1 milione 427 mila individui che dichiarano di non cercare lavoro perché ritengono di non trovarlo. Particolarmente grave l’incremento dei genitori disoccupati(530 mila in più rispetto a cinque anni prima, di cui 226 mila nel Mezzogiorno). L’incremento riguarda sia i padri(+303 mila unità) sia le madri(+227 mila unità). Aumentano le famiglie senza occupati e senza pensionati da lavoro: sono oltre 2 milioni nel 2013 le famiglie con almeno un componente tra 15 e 64 anni senza occupati e senza pensionati da lavoro, in aumento del 48,9 per cento rispetto al quasi 1 milione e mezzo del 2008. Una su cinque di queste famiglie risiede nel Mezzogiorno. Altra area di disagio è composta da famiglie con più persone rette solo da una pensione da lavoro: sommando i gruppi si arriva a 3 milioni di famiglie in difficoltà. Infine, in oltre 2,3 milioni di famiglie lavora solo la donna, unico reddito di sostentamento.

Nel 2013 il PIL in volume italiano si è contratto nuovamente dell’1,9%, riportando il livello dell’attività economica leggermente al di sotto di quello del 2000; il PIL pro capite è tornato ai livelli del 1996. I consumi finali nazionali e gli investimenti lordi hanno registrato un calo rispettivamente del -2,2% e -4,7%. Ugualmente in flessione le importazioni, che hanno risentito della debolezza della domanda interna(-2,8%) mentre le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dello 0,1%. Nella media 2013, le famiglie hanno ridotto la spesa per consumi(-2,6%) per il terzo anno consecutivo, seppure con un’intensità minore rispetto a quella del 2012(-4,0%). Nel 2012, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dell’1,1%. Complessivamente, tra il 2007 e il 2013, il potere d’acquisto è sceso del 10,4%.

Nuovo minimo storico per le nascite in Italia da vent’anni. Si stima che nel 2013 risulteranno iscritti all’anagrafe circa 515 mila bambini, 12 mila in meno rispetto al minimo storico del 1995. Oltre 1,5 milioni di persone vivono in famiglie con più nuclei: i figli, dopo separazioni o coabitazioni, tornano dai genitori. Negli ultimi 5 anni, 94 mila giovani hanno lasciato l’Italia. Il dato è di particolare rilevanza anche tenendo conto che non tutti i giovani che si trasferiscono all’estero formalizzano la loro uscita dal Paese. La crisi economica fa scappare anche gli immigrati: nel 2012 se ne sono andati il 18%. L’Italia si conferma tra i Paesi più vecchi al mondo, con 151,4 persone oltre i 65 anni ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Siamo secondi solo alla Germania(158), mentre la media UE è del 116,6.

Nel 2013 appena il 16,3% delle persone di 25-64 anni possiede un titolo di studio universitario contro il 28,4% della media UE28. Lo svantaggio permane anche quando si considerano le generazioni più giovani: tra i 25-34 anni i giovani che possiedono livelli di istruzione universitaria sono il 22,7%, contro il 36,1% della media UE28. Il titolo di studio premia nel mercato del lavoro: è occupato l’80% di laureati o diplomati contro il 67% di chi ha la licenza media. Il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% più ricco della popolazione e il 20% più povero, nel 2011, mostra il valore più elevato degli ultimi anni, pari a 5,6(cioè il 20% più ricco fruisce di un ammontare di reddito di 5,6 volte superiore a quello del 20%). Il valore dell’indicatore si mantiene su un livello superiore alla media europea(5) anche nel 2012(5,5) ed è inferiore a quelli di Spagna, Grecia e Portogallo.

Per ulteriori info: Rapporto Annuale 2014

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