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30 aprile 2015

Jobs Act non crea lavoro, disoccupazione aumenta

Matteo RenziNel mese di marzo 2015, le assunzioni sono state 92 mila in più rispetto alle cessazioni dei contratti. Questo è quello che ha dichiarato il ministro Poletti la scorsa settimana. Entrando nel dettaglio dei dati del Ministero del Lavoro,  sono stati attivati 641 mila contratti, mentre ne sono cessati 549 mila. L’Italia riparte? Mica tanto.

I dati sull’occupazione pubblicati oggi(30 aprile) dall’Istat dicono l’esatto contrario: il numero di occupati risulta in calo di 59 mila unità rispetto a febbraio e  il tasso di occupazione scende al 55,5%. La disoccupazione è tornata a crescere per attestarsi al 13%, 0,2 punti in più sul mese precedente. Una domanda sorge spontanea: dove sono finite le 92 mila assunzioni? La risposta è ovvia. Quelli non sono nuovi posti di lavoro ma persone con il contratto in scadenza riconfermate grazie allo sgravio contributivo sui contratti indeterminati scattato all’inizio del 2015. Il Jobs Act di Matteo Renzi è entrato in vigore il 7 marzo ma non ha prodotto nessun effetto sull’occupazione.

Non solo, la riforma del premier gelataio ha fatto andare fuori mercato molte aziende che hanno lavoratori con il vecchio contratto a tempo indeterminato. Il motivo? Le nuove aziende assumono con il Jobs Act e ricevono 8 mila euro l’anno per ogni lavoratore, un risparmio sul costo del lavoro del 30%. Le conseguenze sono deleterie. Alcune multinazionali, soprattutto nella Grande Distribuzione Organizzata, chiudono i punti vendita per disfarsi dei “vecchi contratti” e poco dopo ne aprono altri per assumere personale(anche i vecchi dipendenti) con i nuovi contratti e relativi sgravi fiscali. Questo “sistema” verrà adoperato da MediaWorld, tanto per fare un esempio. Il Jobs Act di Matteo Renzi non crea occupazione ma solo l’apartheid lavorativo.

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