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30 settembre 2016

A immigrati pensione con 5 anni di contributi

MigrantiI migranti ci servono? Molti giornalisti e intellettuali sostengono che gli extracomunitari vanno ad occupare tutti quei lavori rifiutati dagli italiani e servono per tenere in piedi il sistema pensionistico. Quest’ultima cosa è una vera propria baggianata. Il motivo? L’arrivo di un migrante in Italia non è a costo zero. Il docente della Bocconi Francesco Giavazzi scrive: “Un rifugiato costa allo Stato tedesco circa 12 mila euro il primo anno, cifra che si azzera nel giro di 5-10 anni, quando la persona entra nel mercato del lavoro ed esce dai programmi di assistenza”.

Il problema è che in Italia questi “poveracci” vengono sfruttati senza contratto o con i tanto decantati voucher del governo Renzi. Cosa significa? Che difficilmente ripagheranno il debito contratto con i contribuenti italiani. Ma non finisce qui. Il lavoratore extracomunitario, quando ha un contratto regolare, versa i contributi per ricevere la pensione in futuro, non certo per fare un regalo agli “stupidi” italiani. Una circolare dell’Inps del 11/12/2015 spiega che i lavoratori extracomunitari assunti dopo il 1 gennaio 1996 non perdono i contributi Inps se rimpatriano. Al compimento del 66° anno di età possono percepire la pensione anche se non sono maturati i previsti requisiti(dunque, anche se hanno meno di 20 anni di contribuzione). Per i cittadini italiani e i comunitari, invece, la pensione di vecchiaia nel sistema contributivo può essere liquidata solo in presenza di almeno 20 anni di contributi. Un’ingiustizia che smonta anche la storiella dell’utilità dei migranti per tenere in piedi il sistema pensionistico italiano. Colpa del governo Renzi? No. Il favoritismo è stato introdotto dalla legge Bossi-Fini(legge 189/2002) del governo Berlusconi. Andando di questo passo i vecchi migranti rischiano di provocare un buco nei conti dell’Inps.

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